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Uccise la moglie accoltellandola nel sonno: assolto per delirio di gelosia

Nel 2019 uccise la moglie accoltellandola dopo averla stordita: l'uomo è stato assolto in primo grado per delirio di gelosia.

Uccise la moglie assolto

Antonio Gozzini è stato assolto: il giudice della Corte d’Assise di Brescia ha ritenuto l’uomo, che il 4 ottobre 2019 uccise la moglie Cristina Maioli, incapace di intendere e di volere a causa di un delirio di gelosia (un’espressione che ricorda la “tempesta emotiva” di Michele Castaldo, l’omicida di Olga Matei).

Il pubblico ministero aveva al contrario chiesto l’ergastolo.

Uccise la moglie: assolto per delirio di gelosia

L’imputato aveva in un primo momento stordito la donna mentre dormiva colpendola alla testa con un mattarello, l’aveva accoltellata alla gola e l’aveva poi vegliata per ore. Un irrefrenabile impulso omicida che tanto il consulente psichiatrico dell’accusa quanto quello della difesa avevano ritenuto fosse stato determinato “da un evidente delirio da gelosia che ha stroncato il suo rapporto con la realtà“.

Considerazioni diverse quelle del pm Claudia Passalacqua che aveva chiesto l’ergastolo. La Corte ha però ritenuto di accogliere la richiesta della difesa, non presente in aula, che aveva chiesto l’assoluzione giudicando che Gozzini non fosse in sé al momento dell’omicidio. L’avvocato Jacopo Barzellotti, il suo legale, ha commentato con soddisfazione la sentenza. A suo dire “rispecchia quanto emerso nel dibattimento e cioè che il mio assistito non era capace di intendere e volere“.

Secondo quanto emerso dalle indagini psichiatriche, l’accusato avrebbe sofferto per anni di depressione manifestando negli ultimi tempi una forte gelosia nei confronti della moglie. In particolare era convinto che la moglie lo avesse tradito, cosa mai verificata. In totale disaccordo con la sentenza, il pubblico ministero ha già annunciato ricorso in Appello. Ritiene infatti che l’uomo abbia compiuto l’omicidio per vendetta, perché la donna voleva farlo ricoverare in ospedale per la sua depressione. “É pericoloso far passare il messaggio che in quel momento non era capace di intendere e volere perché geloso” ha affermato.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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