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Vaccini, in Italia costruiremo gazebo ad hoc: all’estero usate gratis le Chiese

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Mentre l'Italia costruirà nuovi gazebo per somministrare il vaccino, altri stati puntano a riconvertire spazi già esistenti.

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In vista dell’autorizzazione all’utilizzo del vaccino Pfizer da parte dell’Ema prevista per il 21 dicembre, i diversi Stati Europei stanno ultimando i piani per dare il via alla somministrazione degli antidoti: una delle differenze emerse tra l’Italia e altre nazioni come Regno Unito e Germania riguarda i luoghi in cui effettuare le vaccinazioni.

Se questi ultimi puntano ad utilizzare spazi già esistenti come aeroporti e chiese, il nostro paese sta pensando di costruire stand a hoc a forma di primula.

Luoghi per la somministrazione del vaccino in UE

Il piano sviluppato dal governo tedesco prevede infatti la predisposizione di vecchi centri commerciali, ex aeroporti, stadi, fiere, sale concerti e chiese per dare il via alla campagna vaccinale nel più breve tempo possibile. Per esempio Berlino ha già predisposto sei locali, ognuno con quindici postazioni, che dovrebbero permettere di vaccinare fino a 20 mila persone al giorno.

Si tratta di uno stadio per il pattinaggio sul ghiaccio, una fiera, il velodromo, la Arena Berlin e i due ex aeroporti di Tegel e Tempelhof.

Anche in Regno Unito si punta su spazi già esistenti senza costruirne di nuovi. Un numero sempre più crescente di chiese e cattedrali ha infatti offerto i loro locali affinché vengano utilizzati come centri di vaccinazione di massa. Tra queste per esempio la cattedrale di Blackburn la cui cripta è stata trasformata dai funzionari della sanità pubblica in una sorta di ospedale da campo da lasciare aperto 12 ore al giorno tutta la settimana.

Ciò implica il fatto che per un anno non potrà essere utilizzata per la sua funzione originaria, ma le celebrazioni nella parte principale dell’edificio rimarranno inalterate.

In Italia invece, oltre ai locali tradizionali dove si eseguono le vaccinazioni, si sta pensando di costruirne da zero di nuovi. Si tratta di stand a forma di primula progettati dall’architetto Stefano Boeri e accolti dal commissario per l’emergenza Arcuri. Questo lo slogan scelto per la campagna che giustifica la scelta dell’oggetto rappresentato: “Ci siamo ispirati a un fiore, simbolo di rinascita e dell’Italia“. Un’intenzione senz’altro positiva che però rischia da un lato di rallentare la somministrazione degli antidoti (ci vorrà del tempo per predisporli nelle varie città) e dall’altra di risultare una spesa fine a se stessa che potrebbe essere evitata per finanziare altro.

“Ristori anziché nuovi centri”

Sono infatti molti i luoghi già esistenti che potrebbero essere utilizzati per le vaccinazioni, a partire dalle chiese ma anche dai cinema e dai teatri, come proposto da Ilaria Capua. A sottolineare che il denaro utilizzato per costruire i nuovi hub potrebbe essere investito diversamente, magari dando ristori alle attività più colpite, è stata la Feu (Filiera degli Eventi Unita). Questa l’accusa dei loro rappresentanti: “Ci sono miliardi di gazebo chiusi e fermi da marzo 2020 nei magazzini delle aziende. Invece di noleggiare quelli già esistenti propongono di crearne di nuovi, con i soldi pubblici. Nuove strutture, che molto probabilmente non troveranno mai altra collocazione, dai costi esorbitanti, in un momento in cui le istituzioni non riescono neanche a dare ristori equi a tutti“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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