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Covid, la mamma di un bambino positivo: “È stato un incubo”

La mamma di un bambino positivo al covid in terapia intensiva racconta l'esperienza vissuta dalla sua famiglia.

Covid mamma di un bambino positivo

Michela Orsini è una insegnante di Modena con due figli che ha raccontato al Resto del Carlino l’esperienza della sua famiglia con il covid sottolineando cosa voglia dire essere la mamma di un bambino risultato positivo e finito in terapia intensiva.

Parla di un incubo la signora Orsini che stava per portarle via Cesare, il figlio di soli 9 anni. “Non abbiamo mai sottovalutato il Covid – ha detto la donna – e abbiamo seguito le regole pensando che, se anche fosse entrato in casa nostra, avremmo dovuto combatterlo come una brutta influenza”, ma così non è stato.

Covid, la mamma di un bambino positivo

Dal racconto si apprende che inizialmente nessuno in famiglia aveva sintomi, ma questi non hanno tardato ad arrivare dopo pochi giorni, contribuendo a complicare notevolmente la situazione. “Il tampone positivo – afferma la Orsini – è arrivato il 5 novembre, il 19 abbiamo fatto il secondo: mio figlio è risultato negativo e io ancora positiva. Per rispettare la quarantena, fino al 27 dovevamo stare a casa. Avevamo solo un po’di mal di testa e nausea, ma di fatto è stata una vacanza di Natale in anticipo.

Facevamo i biscotti, giocavamo alla Wii, guardavamo l ’Era glaciale”. Un contesto da pericolo scampato rovinato però circa 20 giorni dopo quando al piccolo Cesare è risalita la febbre a 40, ma il tampone continuava ad essere negativo “perché il virus aveva lasciato il suo corpo, ma l’organismo doveva combattere con una infiammazione da lui provocata“.

“Il virus – aggiunge la mamma del bambino – aveva lasciato il suo corpo a combattere contro un nemico che non c’era più, provocando un tremendo stress al cuore e a quasi tutti gli organi vitali“.

Ne è seguito il ricovero al Sant’Orsola, in terapia intensiva dove al bambino è stato messo un catetere venoso nel collo: “Era nudo – dice la donna – e aveva circa 12 tubi attaccati per mantenere le funzioni vitali. Era sedato”. Un incubo per Michela Orsini e la sua famiglia durato quasi una settimana, fino al momento in cui le cure non hanno dato i loro frutti e Cesare è potuto tornare a casa.

“Pensavo che il Covid fosse lontano da noi – ha concluso la donna – Ma mi sento di dire attenti, questo virus può colpire i bambini, le famiglie sane e giovani. E noi ne siamo la prova”.

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