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Lecce, militare stroncato da leucemia a 21 anni: ‘Nesso tra malattia e vaccini’

La Cassazione ha riconosciuto il nesso di causalità tra malattia e vaccini nel caso del militare di 21 anni stroncato prematuramente dalla leucemia.

Fabio Mondello

Fabio Mondello, militare salentino, è morto per leucemia a soli 21 anni. Dopo anni di battaglie legali portate avanti dalla famiglia del giovane, la Cassazione ha riconosciuto l’esistenza di un nesso di causalità tra la contrazione della malattia e l’elevato numero di vaccini ai quali il giovane è stato sottoposto in un arco di tempo estremamente breve.

Fabio Mondello, il militare stroncato dalla leucemia

Fabio Mondello, originario di Gallipoli, era entrato a far parte dell’esercito all’inizio del 1999, diventando un volontario dell’Esercito in ferma breve (VFB). Dopo essersi arruolato, aveva proceduto a effettuare i vaccini richiesti per prassi: 11, secondo quanto dichiarato da coloro che si occupano del caso, somministrati tra il 1999 e il mese di aprile 2020. Durante il periodo che ha coinciso con l’assunzione dei vaccini, il militare salentino si trovava a Civitavecchia, regolarmente in servizio e in piena salute fisica.

Nel corso dei mesi, tuttavia, aveva iniziato a manifestare sintomi quali perdite di sangue dal naso, febbre e spossatezza. Ricoverato dopo uno degli episodi più estremi, a Mondello è stata diagnosticata dai medici una forma acuta di leucemia che lo ha condotto verso la morte dopo solo un anno dalla diagnosi.

Il nesso di causalità tra malattia e vaccini

La prematura scomparsa del 21enne ha devastato i suoi genitori che hanno deciso di intraprendere un’instancabile battaglia legale «iniziata 12 anni fa per ottenere giustizia per un figlio che mai niente e nessuno potrà restituire», ha spiegato il legale della famiglia Francesco Terrulli.

Per la famiglia Mondello, Terrulli si è occupato di redigere un primo ricorso presso il Tribunale di Lecce e ha, poi, curato la causa esaminata in secondo grado di giudizio dalla Corte d’Appello.

In questa fase, è stato riconosciuto un nesso dicausalità tra la malattia contratta e le vaccinazioni eseguite dal militare. Tale nesso è stato certificato e dimostrato tramite consulenze tecniche e vasti carteggi accuratamente raccolti e depositati come prove da parte della difesa.

La sentenza emanata dalla Cassazione in data 25 novembre 2020, poi, ha ammesso «l’alta probabilità statistica che il considerevole numero di vaccinazioni somministrate in brevissima sequenza temporale abbia causato, o comunque favorito, la malattia acuta letale. Il nesso di causalità è un punto fermo sotto il profilo medico, legale e scientifico».

A questo proposito, l’avvocato della famiglia Mondello ha affermato che quella del giovane militare salentino «è la primacausa che arriva in Cassazione e, visto che la Corte ha confermato il nesso di causalità, si tratta a pieno titolo di una sentenza che è destinata a rappresentare un precedente per i circa tremila militari colpiti da linfoma durante il servizio». Terrulli ha anche aggiunto, però, che «non va demonizzato il vaccino di per sé ma le tempistiche delle somministrazioni troppo ravvicinate».

Indennizzo: le controversie tra Corte d’Appello e Cassazione

Il procedimento legale relativo alla prematura dipartita del 21enne Fabio Mondello, tuttavia, non è ancora giunto a temine, nonostante la sentenza favorevole espressa sia dalla Cassazione che dalla Corte d’Appello. Resta in sospeso, infatti, la questione legata all’indennizzo che il Ministero della Salute dovrebbe erogare per i familiari del militare. Tale indennizzo corrisponde alla cifra di 65 mila euro ma, riportando le considerazioni dell’avvocato Francesco Terrulli, «nessuna cifra potrà ripagare il dolore di una famiglia che ha perso il proprio figlio in pochi mesi».

In merito all’indennizzo, Corte d’Appello e Cassazione hanno proposto argomentazioni differenti. Per i giudici della Corte d’Appello, infatti, la famiglia avrebbe dovuto soltanto dimostrare la coabitazione e di non essere «a carico del ragazzo deceduto» mentre la Cassazione ha deciso di approvare il ricorso redatto dall’avvocatura dello Stato ed effettuato dal Ministero della Salute. Il ricorso, sfruttando la consapevolezza che il militare salentino non avesse a carico i propri genitori, sostiene che gli aventi diritto all’indennizzo siano esclusivamente «i soli superstiti a carico delle persone decedute», escludendo di fatto i conviventi.

La Corte Suprema ha, pertanto, stabilito di sottoporre a una nuova analisi la documentazione relativa al caso seguito dal legale Terrulli che, in merito alla vicenda, ha espresso perplessità e sconcerto in quanto «risulta impossibile che un ragazzo di soli 20 anni, alla sua prima esperienza lavorativa fuori casa, possa già trovarsi nelle condizioni di mantenere i propri genitori».

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