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Caso Genovese, rubato lo smartphone a una vittima: parla l’avvocato Ivano Chiesa

L’avvocato Chiesa a Notizie.it: "Non posso rispondere né per si né per no. Quand'anche fosse, non credo che glielo abbiano rubato su commissione, però oh sono qua!".

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Una fonte confidenziale, la notizia di un telefono sottratto a una delle vittime e la mancata smentita del suo legale. Tre elementi che ci confermano quanto appreso da un informatore: nella settimana dall’11 al 17 gennaio, lo smartphone di una delle sei ragazze che hanno denunciato Alberto Genovese per violenza sessuale è stato rubato in circostanze ancora da chiarire.

Non si esclude che all’interno del telefono ci fossero testimonianze utili quantomeno a dimostrare la natura del rapporto tra la ragazza e il celebre imprenditore digitale travolto dagli scandali milanesi di Terrazza Sentimento.

Il principe del foro meneghino, Ivano Chiesa, legale della ventenne interpellato da Notizie.it ha chiarito “Su questo non vi rispondo perché non posso”- alludendo al fatto che ci possano essere indagini in corso -“Non posso rispondervi nè per si nè per no.

Non penso assolutamente che Genovese abbia dei favoreggiatori“- ha spiegato l’avvocato in relazione all’ipotesi che l’imputato possa essersi servito di complici per un eventuale depistaggio -“Quand’anche fosse, non credo che glielo abbiano rubato su commissione. Questo è il concetto: io non penso, però oh sono qua!”- chiosa il legale della ragazza, che pur escludendo un furto comandato, data la sua lunga esperienza in intricate vicende giudiziarie, sa bene che in questi casi niente può essere dato per scontato.

“Quando le ragazze mi hanno raccontato la vicenda, mi hanno colpito al cuore. Sono due bambine, io prima di essere un penalista, sono un uomo, un padre. Dopo la loro testimonianza non ho avuto dubbi che ci fossero estremi per la violenza sessuale” inizia così il racconto dell’avvocato Chiesa sulla nascita della sua scelta di assistere le due ragazze che hanno denunciato Genovese.

“Il messaggio che deve arrivare a casa”- continua Chiesa -“È attente bambine, dietro al bello, alla bella festa, ai bei ragazzi, i soldi che girano, lo champagne e le belle serate, di dietro magari c’è il lato oscuro della forza.

Non dovete avere paura di denunciare“.

L’avvocato ha poi sottolineato l’importanza che sta assumendo sempre di più la protezione delle sue clienti in relazione al polverone mediatico che si sta abbattendo sulle vittime di Genovese, bocciando la “tesi ignobile per cui: te la sei andata a cercare, quindi te la meriti” e chiarendo che il cosiddetto ritardo della denuncia delle sue assistite è stato frutto anche della paura “Le ragazze hanno timore i trovarsi in una situazione, poi mi chiedono: come mai si sono fatte vive in ritardo? Ma vedi un po’ tu”.

Sulla figura di Genovese, Chiesa ha chiarito: “Per come la vedo io, quest’uomo non è un criminale, è uno che quando fa uso di sostanze stupefacenti probabilmente perde completamente il controllo di sè. Quell’uomo è da curare più che da condannare, anche se ovviamente è giusto che subisca la pena che si merita“.

Il legale ha specificato che le sue assistite erano già state sentite dall’autorità giudiziaria ancor prima di sporgere denuncia, da qui l’ipotesi che le due fossero state convocate come possibili testimoni e/o come probabili vittime. Il modus operandi delle violenze perpetrate nei confronti delle giovani pare sia stato ricorrente. “(Le ragazze ndr.) Non ricordavano bene cosa era accaduto, perché essendogli stata propinata una sostanza stupefacente, ripeto somministrata, contro la loro volontà o incoscientemente, una sostanza che le ha completamente obnubilate, non si ricordavano. Poi con i flashback e ascoltando quello che ha raccontato la prima ragazza e vedendo quello che hanno detto in televisione gli è venuto in mente“.

L’ormai certa presenza di materiale video utile a testimoniare lo stupro della prima ragazza che ha denunciato gli abusi subiti a Milano, unitamente al fatto che queste altre due ragazze siano state sentite dagli inquirenti prima ancora di denunciare Genovese lasciano presupporre che, come nel primo caso, anche in questa vicenda ci siano delle video testimonianze degli stupri. A tal proposito Chiesa ha spiegato “Io non lo so con certezza (che ci siano dei video ndr.) perché non sono il pubblico ministero. Però per ragionevolezza direi di si”.

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