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Covid, solo la zona rossa può far diminuire i contagi

L'unica arma veramente efficace contro l'aumento dei contagi da Covid sembra essere la zona rossa.

Zona rossa
Zona rossa

La curva dei contagi è in discesa, ma le regioni in zona gialla sembrano pagarne il conto, come si è visto nel Lazio e nel Veneto, che sono tornate in zona arancione perché i casi positivi sono aumentati. La zona rossa sembra essere l’unica arma efficace contro la diffusione del virus, tanto che si parla anche di zona rosso scuro.

Zona rossa contro il Covid

Le regioni in zona rossa hanno avuto più benefici, perché la curva di contagi si è abbassata in modo molto significativo. Gli esempi più evidenti sono la Toscana e la Campania. Anche la Lombardia, finita in zona rossa a causa di un errore, ora potrà beneficiare di una diminuzione dei casi. Le conseguenze delle festività non sono state particolarmente pesanti proprio perché l’Italia era diventata zona rossa, con l’aggiunta del fatto che le scuole erano chiuse.

La curva sembra abbassarsi solo con un livello di chiusure e restrizioni molto più elevato. Negli ultimi sette giorni i contagi sono diminuiti del 12% rispetto alla settimana precedente. Il Lazio, che dal 7 gennaio era in zona gialla, ha visto un aumento dell’Rt sopra l’1. Uno studio di Aie ha valutato i tassi di incidenza settimanale nelle zone gialle, arancioni e rosse, ed è emerso che solo in queste ultime c’è stata una diminuzione dei contagi.

In tutte le regioni rosse si è osservato un rapido declino dei tassi di incidenza, raggiungendo dei RR (rischio relativo) tra 0,2 e 0,3 alla quarta settimana (una riduzione di circa 4-5 volte). Le regioni in fascia arancione hanno mostrato una riduzione meno marcata, arrivando a RR pari a 0,3-0,6 alla quarta settimana (una riduzione di circa 2-3 volte)” si legge nello studio.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha spiegato che “applicare misure restrittive differenti in relazione alla diffusione del contagio può funzionare, ma alcuni parametri sono da rivedere.

Per esempio, la durata di due settimane all’interno di un colore è breve per la stabilizzazione dei contagi. Alcune misure, poi, producono pochissimi effetti. Le zone gialle hanno un impatto molto modesto“. Il problema è che “dopo un anno abbiamo sempre gli stessi dati generici. E così, purtroppo, invece di tenere conto di numerose variabili, si applicano ancora oggi misure che sono uguali per tutti e senza nessuna differenziazione, con la conseguenza che l’epidemia non si controlla, ma il danno economico c’è comunque“. Il sistema dei colori sembra aver limitato i danni, ma l’Italia è sempre intorno ai 10mila casi giornalieri, con l’incognita della diffusione delle nuove varianti all’orizzonte.

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