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Covid, con alunni a scuola salgono i contagi: le parole di Galli

Il parere del direttore di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano sul rientro in classe degli studenti e sulle conseguenze sui contagi.

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Nonostante il lieve calo di contagi delle ultime settimane, sembrano esserci dei momenti in cui improvvisamente tornano in crescita. Se si vuole mantenere basso il livello di rischio, secondo Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, è meglio che gli alunni non rientrino a scuola.

Massimo Galli su Covid e scuola

Massimo Galli è intervenuto mercoledì 27 gennaio in apertura del Congresso Nazionale di NeuroPsicoFarmacologia e ha espresso un commento sul rientro a scuola dei ragazzi. Le sue parole sono ben diverse da quelle di alcuni suoi colleghi e del ministero dell’Istruzione. “Quando si dice che la scuola sia irrilevante non ci sto. Una metanalisi in 131 Paesi mostra che 28 giorni dopo la riapertura delle scuole intese in senso lato, abbiamo un 24% di aumento dell’Rt” ha spiegato Galli.

Il professore ha sottolineato che l’aumento del 24% si ottiene con situazioni che favoriscono la concentrazione di più di 10 persone. In un recente rapporto, l’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che le infezioni di soggetti in età scolare sono 203mila, ma Galli ha voluto sottolineare che si tratta di quelle registrate, che non comprendono gli asintomatici. “I ragazzi tra 14 e 18 anni hanno comunque una parte importante nel totale di coloro che sono infettati in età scolare: che si siano contagiati a scuola o meno, il tema merita attenzione” ha dichiarato l’esperto.

Secondo Galli l’apertura delle scuole e le elezioni di settembre hanno avuto un ruolo nel far ripartire la seconda ondata di Covid. Il direttore ha aggiunto che “dobbiamo stare ancora molto attenti. In altre parole, siamo in una fase in cui l’epidemia è lì, affannosamente i metodi di contenimento in qualche modo l’hanno mitigata, ma non fino in fondo. Ci sono stati dei ripensamenti e il tira e molla cromatico tra una regione e l’altra, le rivendicazioni.

Il risultato è che rischiamo di ‘congelare’ ancora la popolazione“.

Ha poi citato la soglia del 30% per l’occupazione dei posti letto delle varie terapie intensive, sottolineando che alcune regioni e province autonome ci sono molto vicine. L’infettivologo è convinto che l’arrivo del Covid in Italia si avvenuto “intorno all’8 febbraio, anche se sono più affezionato all’ipotesi del 26 gennaio” dello scorso anno. “In questa data otremmo aver avuto la penetrazione in Lombardia attraverso un andamento di triangolazione a partire da un’altra area geografica del mondo responsabile del grosso del problema nel nostro Paese nella prima grande ondata di malattia” ha aggiunto.

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