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Le terribili sfide della morte sui social network

Le terribili sfide della morte che circolano sui social network per dimostrare a se stessi e agli altri di essere "onnipotenti".

Sfide social
Sfide social

Dopo quello che è accaduto alla bambina di 10 anni di Palermo, si sta parlando sempre di più delle sfide della morte sui social network. Un’assurda follia che porta i giovani a spingersi ad un passo dalla morte e molte volte ad andare oltre, con lo scopo di dimostrare a se stessi e agli altri una sorta di inesistente “onnipotenza”.

Sfide sui social network

Si parla di “black out“, di “chocking game“, di “pass-out game“, ma sono tutti nomi diversi per definire la stessa assurda follia che prevede la compressione della carotide fino al soffocamento, al punto in cui un secondo in più o in meno porta i giovani al confine tra la vita e la morte. La prima terribile sfida che si è diffusa sul web, partita dalla Russia, è stata la Blue Whale.

Era il 2016 quando questa prova ha iniziato a circolare sui social network, fatta di 50 regole assurde, come tagliarsi le vene, arrampicarsi su un cornicione e mettere le foto in rete. Delle prove della morte per dimostrare il proprio “coraggio” ad una persona sconosciuta, virtuale, e agli altri utenti. The Fool ha realizzato una ricerca per Agi su dati Crimson Hexagon, nel 2017, e ha registrato nel mondo 34.794 contenuti apparsi su Twitter e Instagram collegati alla sfida della Blue Whale.

Lo scopo è quello di vincere la paura con gesti punitivi nei confronti di se stessi e gli altri, restando in equilibrio tra la vita e la morte e provando il dolore. Sono azioni davvero estreme, come la sfida del Knock out challenge, che consiste nel dare un pugno ad un passante per strada per provare il gusto di fare del male e vedere cosa accade. A volte queste sfide prendono spunto dai personaggi dei film, come chi è andato in giro con una camicia da notte e il volto coperto dai capelli come Samara di The Ring, per spaventare le persone.

Alcuni hanno trovato emozionante appendersi a testa in giù come un pipistrello per la challenge Batmanning, altri hanno scelto di gettarsi della vodka negli occhi per l’Eye balling. Esiste anche la Bird box challenge, che prevede di guidare un’automobile senza guardare. “Più che sfide possono essere definite un fenomeno emulativo che verrebbe incentivato da informazioni false e pericolosissime. Alcuni siti parlano di presunte proprietà benefiche di una pratica del genere quali rilassamento ed euforia: notizia falsa in quanto il soffocamento porta a sensazioni di panico ed alla perdita di conoscenza che può causare dei gravi danni neurologici” ha spiegato la psicologa psicoterapeuta Michela De Luca, esperta di Cyberpsicologia all’Università Europea, responsabile Età evolutiva – Itci di Roma.

Nel 2020 è diventata virale la sfida Skullbreaker challenge, che vede la vittima al centro e e due ragazzi di lato che lo prendono a calci. Nello stesso anno si è diffuso Jonathan Galindo, che ha spinto molti giovani all’autolesionismo. Tra le sfide su TikTok c’è quella dell’Hanging challenge, una sorta di prova di resistenza che prevede di legarsi una cintura intorno al collo e resistere più tempo possibile, con il pericolo dell’asfissia. “I ragazzi appartenenti alla nostra società liquida appaiono più fragili. Ai tempi della pandemia il web e in genere tutti gli strumenti tecnologici sono stati sdoganati ed utilizzati ampiamente dai giovani anche con meno controllo da parte degli adulti. Figli di una società dove violenza e aggressività sono normalizzate e parte della dieta mediatica quotidiana, i nostri ragazzi vivono in una società competitiva e molto poco cooperativa. Si partecipa a una di queste sfide per trasgressione, per accrescere la propria autostima basata sul riconoscimento sociale, per rinforzare il proprio ruolo all’interno del gruppo dimostrando il proprio coraggio” ha spiegato la psicologa. La collega Marabella Bruno ha spiegato che si tratta di riti di iniziazioni per dimostrare di essere “onnipotenti”. Questi riti vengono scelti dai ragazzi per entrare a far parte di gruppi, per vantarsi davanti agli amici, per rompere la quotidianità o per provare il brivido di un’emozione più forte. Queste sfide portano i giovani a sentirsi parte di qualcosa, con la convinzione di sapersi fermare prima di farsi del male seriamente, cosa che invece non accade sempre. “Spesso sanno che le azioni che scelgono di fare possono essere mortali, ma temono che non eseguendole possano mostrarsi inferiori agli altri dentro un mondo dove l’obiettivo è diventare un leader della rete” ha aggiunto l’esperta.

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