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Covid, Crisanti: “Le mascherine? Ancora per un paio di anni”

Per Crisanti le misure non sono sufficienti ad annientare la circolazione del virus e dovremo vivere con le mascherine ancora per oltre un anno.

Crisanti misure non sono sufficienti

Il direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, Andrea Crisanti, ha fatto il punto sulla pandemia da coronavirus in Italia in un’intervista rilasciata a Sky Tg24. Alla base del pensiero dell’esperto vi è una mancanza di figure sufficienti a estinguere il contagio che sembra comunque essersi stabilizzato.

Una situazione di “equilibrio” nella quale però dovremo vivere ancora a lungo. Le mascherine, per esempio, saranno necessarie ancora per probabilmente un paio d’anni. “Non sappiamo se chi si è vaccinato è in grado di trasmettere il virus. Se vogliamo essere un po’ più ottimisti, un anno e mezzo” ha spiegato l’esperto a Piazzapulita su La7.

Per Crisanti le misure non sono sufficienti

I casi “non calano perché non ci sono misure sufficienti per farli calare, nel senso che abbiamo raggiunto un equilibrio tra la capacità del virus di trasmettersi e quella nostra di bloccarlo e quindi rimaniamo su questi livelli. È come – aggiunge Crisanti – se si riempisse una vasca con un rubinetto e l’acqua uscisse dall’altra parte alla stessa velocità. Siamo in equilibrio”.

Parla di obiettivi da raggiungere Crisanti che sottolinea come in questo momento quello dell’Italia non sia annientare il virus, ma controllarlo e allo stesso tempo mandare avanti le attività economiche che altrimenti non avrebbero sostentamento.

Il prezzo di tutto questo? Per l’esperto è di 500 morti al giorno, ai quali il Paese sembra essersi abituato. “Le misure che si possono attuare per risolvere questa situazione – continua Crisanti – purtroppo non si realizzano nel giro di uno o due giorni o una settimana, si sarebbe dovuto costruire un efficiente sistema di tracciamento e sorveglianza per impedire che una volta che i numeri si sono abbassati il contagio riprenda”.

“Il problema del controllo della trasmissione sul territorio non si risolve con i test rapidi, dice il microbiologo dopo avere sottolineato come i test antigenici, oggi equiparati a quelli molecolari qualche problema di affidabilità ce l’hanno. “Si sarebbe dovuto intervenire a maggio – giugno – incalza Crisanti – potremmo teoricamente essere ancora in tempo anche visto i dati che ci sono sulla distribuzione del vaccino. Se da una parte aumenta il numero delle persone vaccinate e dall’altro si investe su un sistema di tracciamento a interruzione della trasmissione sul territorio, le due cose – conclude – avrebbero un effetto moltiplicatore“.

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