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Monitoraggio Iss, Abruzzo e Sardegna non vogliono l’arancione

Abruzzo e Sardegna contro il monitoraggio dell'Iss: non accetteranno la zona arancione.

Monitoraggio Iss Abruzzo Sardegna arancione

Come ogni venerdì l’Iss renderà noti i dati del proprio monitoraggio sul coronavirus in Italia e provvederà alla riclassificazione dei livelli di rischio in ogni singolo territorio. Stando alle anticipazioni, il calo complessivo del numero di casi registratosi tra il 19 e il 24 gennaio porterà ad un Paese decisamente più giallo, ma la cautela resta sempre alta.

Non mancano poi le polemiche da parte di Regioni che non reputano corretto il loro posizionamento in zona arancione e che annunciano già che si opporranno ad una decisione in tal senso da parte della Cabina di Regia. Si parla in particolar modo della Sardegna e dell’Abruzzo.

Monitoraggio Iss, Abruzzo Sardegna in arancione

Nello specifico il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, ha già fatto sapere di ritenere l’eventuale permanenza del territorio da lui amministrato in zona arancione “del tutto immotivata”.

“La Sardegna è fra le poche Regioni ad aver registrato un miglioramento su tutti gli indicatori rispetto alla settimana precedente – dice il presidente sardo – il rapporto tra positivi e casi testati per la nostra Isola è al 7,2%, solo l’Abruzzo, con il 4% registra un valore inferiore, mentre la media italiana è pari al doppio”.

È proprio l’Abruzzo, come anticipato, l’altro territorio che non prenderebbe di buon grado la conferma potenziale in una zona di rischio medio.

A ribadirlo, anche in questo caso, è il presidente della Regione, Marco Marsilio: “Il nostro indice Rt è a una media dello 0,81, ci aspettiamo di passare in fascia gialla da domenica”. I presupposti per un passaggio non facile della gestione epidemica ci sono tutti, con l’Iss che avrà il difficile compito di valutare quale possa essere la migliore situazione per la salute dei cittadini.

Le altre Regioni

Le polemiche non si spengono neanche in Lombardia che ricordiamo vive in queste settimane un forte scontro con il ministero della Salute legato agli errori nei calcoli dei parametri richiesti che la scorsa settimana l’avevano portata ingiustamente in zona rossa.

L’Rt regionale resta comunque alto e c’è molta attenzione per come si sceglierà di gestire la questione della permanenza di almeno due settimane in una zona di rischio.

In giallo dovrebbero andare sicuramente il Veneto, la Calabria e l’Emilia-Romagna, mentre il Lazio e il Piemonte dovrebbero restare in zona arancione così come Valle d’Aosta, Liguria, Marche e Friuli Venezia-Giulia. Confermate in giallo saranno invece Toscana, Campania, provincia autonoma di Trento, Basilicata e Molise.

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