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Morte Giorgia Martone, il papà: “Doveva trascorrere da noi la convalescenza”

Il papà di Giorgia Martone, ha dedicato un pensiero accorato in ricordo della figlia, morta pochi giorni fa a causa di uno shock in sala operatoria

parla roberto martone, il papà di giorgia, l'imprenditrice dei profumi

Dopo l’annuncio della scomparsa della figlia, Giorgia Martone, il padre Roberto ha voluto ricordare la figlia.

Morte Giorgia Martone: il papà “Doveva trascorrere da noi la convalescenza”.

Dopo la morte di Giorgia Martone, l’imprenditrice dei profumi, consigliere d’amministrazione nell’azienda di famiglia, il colosso Icr, Industrie Cosmetiche Riunite di Lodi, e cofondatrice della LabSolue Perfume Laboratory, a voler esprimere il suo dolore e tutto lo sgomento per una morte così repentina, è il padre, Roberto Martone.

Giorgia, lo ricordiamo, aveva subito nei giorni scorsi un intervento per isteroscopia, in day-hospital, uno di quegli interventi di routine della durata di 15 minuti, ma che per lei si è rivelato fatale a causa di uno shock, per la quale si sono rivelati completamente inutili i tentativi di rianimarla, come ricordato dal padre: -“Non c’è stato verso di rimettere in moto il suo cuoricino”. Poi prosegue: -“Le avevamo preparato la sua camera di quando ancora viveva con noi: avrebbe trascorso la convalescenza assieme a noi, ci saremmo presi cura di lei, tutto era pronto per accoglierla”.

Commovente anche il ricordo della figlia e delle sue molteplici passioni: -“Amava la famiglia, gli amici, i viaggi: la socialità era una parte essenziale della sua vita, che voleva condividere con le persone importanti. Adesso si stava dedicando all’ampliamento della casa, che le avrebbe permesso di stare ancora più vicina alla sorella. Nel frattempo era diventata scrittrice: il suo libro in cui raccontava i segreti dei profumi era stato subito un successo.

Mia figlia viveva di passioni e sapeva vincere le sue paure: quando era piccolina era spaventata dai cavalli, poi aveva deciso di diventare una cavallerizza. Con il suo purosangue aveva un rapporto di simbiosi: lo aveva chiamato, Bel Fiò, che in milanese significa bel ragazzo”.


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