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Furbetti del cashback, così gli italiani aggirano il sistema

A differenza dei colleghi "del cartellino" non fanno niente di illegale. I loro sono "peccati veniali", perfetti esempi della furbizia tutta italiana nell’aggirare il problema.

furbetti del cashback

Li potremmo chiamare “furbetti del cashback”. Ma attenzione: a differenza dei colleghi “del cartellino” non fanno niente di illegale. Semplicemente sfruttano una possibilità concessa dal Governo per guadagnare maggiormente sui singoli pagamenti o per raggiungere la soglia limite imposta per ottenere il contributo statale.

Parliamo del cashback, la misura lanciata in via sperimentale nel periodo natalizio per incentivare gli acquisti con carta di credito o bancomat nei negozi fisici. Un provvedimento governativo pensato da un lato per supportare il commercio di prossimità dopo la grave crisi seguita alla pandemia e dall’altro per combattere l’evasione fiscale, con il vantaggio aggiuntivo di abituare gli italiani all’uso degli strumenti di pagamento cashless. E ce n’è bisogno: gli ultimi dati dell’Osservatorio Carte di credito e digital payments di Nomisma vedono ancora l’Italia come fanalino di coda internazionale per i pagamenti elettronici, con 1,4 carte di proprietà pro-capite, contro le 5,4 della Cina e le 3 degli Stati Uniti.

Eppure quello dei pagamenti elettronici è un trend di crescita a livello nazionale: nei primi sei mesi del 2020 si è infatti registrata una crescita del 7% per i pagamenti cashless, le carte di pagamento in circolazione sono cresciute del 3,6% e il valore del transato è aumentato dell’11,3%.

Per rendere più efficace la misura, dal Governo sono stati imposti dei paletti per il rimborso, relativi al numero minimo di transazioni da effettuare (50 dal primo gennaio al 30 giugno) e al massimo di contributo ricevibile su singola transazione (massimo 15 euro su una spesa di 150 euro).

E gli italiani naturalmente che fanno? Cercano il modo migliore per aggirarli.

L’ultimo – e più divertente – esempio ci arriva dalla cronaca della provincia di Cremona, dove un benzinaio ha pizzicato un cliente che effettuava rifornimento cinque volte di seguito per un totale di 20 euro di benzina. E quando per curiosità ha chiesto il motivo all’automobilista, la risposta sembrava scontata: “Lo faccio per il cashback, in modo da avere più transazioni possibili”.

E come il protagonista di questa storia, sono tanti gli espedienti che si stanno utilizzando per massimizzare il contributo. Ad esempio c’è chi si fa fare uno scontrino diverso per ciascun capo acquistato nei negozi. Addirittura c’è chi chiede all’esercente di “dividere” fiscalmente persino la spesa su un singolo acquisto, nel caso superi il limite di 150 euro. Un esempio: per una giacca da 300 euro basta cercare un negoziante disponibile e voilà: con due scontrini si ottiene un cashback di 30 euro al posto dei 15 da singolo scontrino. E gli esempi che potremmo portare sono tanti; tutti “peccati veniali” a livello legislativo, come chiedere al parente senza carta di credito di utilizzare la propria per effettuare un pagamento che normalmente sarebbe stato in contanti. L’obiettivo non è solo raggiungere la soglia di 50 transazioni, ma perché no, anche superarla: con il supercashback possono ottenere rimborsi di 1.500 euro i 100mila cittadini che fino a giugno avranno ottenuto il maggior numero di transazioni con le carte di credito o bancomat.

Storie del quotidiano e di vissuto, che fanno ridere ma che aprono anche interrogativi importanti. Interrogativi che il Governo dovrà porsi se decidesse di prorogare ancora la misura o, perché no, pensare a un definitivo cashback da applicare su tutte le transazioni con carte di credito o debito.

Il primo è quello relativo ai “paletti” da cui si è sviluppata la furbizia tutta italiana nell’aggirare il problema: sono davvero necessari? Forse una politica di sviluppo degli strumenti di pagamento elettronico dovrebbe partire a monte, incentivando gli italiani nel dotarsi di una carta di credito o bancomat, che in certe fasce d’età o sociali ancora spaventano troppo per il rischio di clonaggio. Iniziamo a lavorare da lì, poi se i possessori faranno 10 o 50 transazioni sarà relativo. Tanto, siamo sinceri, sappiamo bene che il modo per aggirare queste limitazioni lo troveremo. D’altronde l’abbiamo sempre fatto.

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