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Falsa partenza per lo sci: lo stop a poche ore dalla riapertura

Rimandata riapertura degli impianti da sci: si sfogano i proprietari dei rifugi, i lavoratori e il presidente della Lombardia Attilio Fontana.

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Stop allo sci: lo sfogo dei lavoratori

Stop allo sci: a poche ore dalla riapertura, il governo ha posticipato l’apertura degli impianti sciistici dal 15 febbraio al 5 marzo. Una falsa partenza che ha suscitato scontento e rabbia in molti lavoratori di montagna.

Stop allo sci: lo sfogo dei lavoratori

La posticipazione del governo al 5 marzo è arrivata a causa di alcuni focolai negli ultimi giorni di varianti del Covid. Il poco preavviso e l’illusione di avviare finalmente la stagione sciistica hanno portato sconforto incredibile a molti lavoratori e proprietari di rifugi in montagna.

“Non è stata una bella presentazione del nuovo governo”, commenta Antonio Corti, direttore del rifugio Ratti Cassin, sui Piani di Bobbio della Valsassina (Lecco).”Capisco tutto.

Capisco la salute, ma non capisco la tempistica“, spiega Corti a Fanpage.it, e aggiunge: “Nello stesso periodo lo scorso anno facevamo 400-500 coperti in una stagione invernale. Per questa settimana di riapertura eravamo tutti pieni, invece ho dovuto restituire il 95 per cento della caparra”.

Il problema dei contratti di lavoro

Molti contratti sono stati aperti 13 febbraio, in vista della riapertura di lunedì 15, per poi essere chiusi subito.

“Così ho fatto per almeno tre contratti di lavoro”, racconta Eugenia Bonaccina del rifugio Lecco, sempre ai Piani di Bobbio.

C’è poca speranza anche per la prossima ipotetica riapertura: “Non crediamo neanche in una riapertura il prossimo 5 marzo. La neve in questi giorni ha retto perché ha fatto freddo, ma andando avanti sarà sempre peggio”, afferma Patrizia Dall’Ara dell’hotel Bianco a Primaluna, in provincia di Lecco.

Lo scontento di Fontana

Lo stop di Speranza ha deluso anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana, che ha commentato così la falsa partenza degli impianti da sci: “Una decisione dell’ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Ancora una volta si dimostra che il sistema delle decisioni di ‘settimana in settimana’ è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini”.

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