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Il piano Draghi per il vaccino: rifarsi al modello inglese

Il piano di Draghi per il vaccino: guardare al modello inglese in attesa di maggiori dosi.

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L’Italia è il Paese dell’Unione Europea che più ha somministrato dosi di vaccino covid ai propri cittadini nella fase iniziale del periodo di vaccinazione, ma poi qualcosa si è interrotto con le aziende che hanno cominciato a palesare ritardi non preventivati durante la realizzazione del cronoprogramma.

Pfizer, Moderna e ora anche AstraZeneca non hanno rispettato gli accordi, preferendo forse rivolgersi prima ad altri mercati anche in virtù di contratti firmati con l’Unione Europea non certo del tutto vincolanti per loro e con penali e sanzioni in caso di mancata fornitura decisamente molto blande. Le dosi arriveranno, ma nei prossimi mesi, quando gli interessi delle aziende saranno soddisfatti e le loro catene di produzione ben rodate.

Nel frattempo l’Italia con l’arrivo di Draghi al governo spera in un cambio di passo, ma ha bisogno di riorganizzare il proprio piano magari facendo riferimento al cosiddetto modello inglese.

Piano vaccini di Draghi: il modello inglese

La nuova strategia del piano vaccinale potrebbe dunque prevedere di dar vita ad una schermatura quanto mai ampia seppur parziale, ovvero andare a fornire la prima dose ad un numero alto di persone e successivamente fornire loro la seconda dose a distanza di tre mesi, senza curarsi del dover mettere da parte delle dosi per la seconda iniezione.

In quest’ipotesi torna molto utile il vaccino AstraZeneca che di suo prevede per prassi la seconda fiala dopo 12 settimane dalla prima. Così facendo il Regno Unito, potendo contare sulla materia prima, ha vaccinato 17 milioni e 700mila persone con la prima dose e 625mila anche la seconda. In Italia, per permettere un raffronto, siamo ad oggi a 4 milioni e 700mila dosi, con un mese di ritardo rispetto all’avvio delle vaccinazioni.

Draghi dunque si mobilita per studiare il piano e convoca un vertice con i suoi ministri, ma il problema continua ad essere la carenza di vaccini. AstraZeneca ha annunciato di recente che ridurrà in questa settimana del 15% le consegne, stesso hanno fatto Pfizer e Moderna nelle scorse settimane. L’Italia aspetta entro fine marzo 7,3 milioni di dosi da Pfizer, 1,3 milioni da Moderna e 5,3 milioni totali da AstraZeneca. Numeri che salgono se si guarda al secondo semestre quando al Paese spetteranno 20 milioni di dosi da Pzifer, 4,6 milioni da Moderna, 10 milioni da AstraZeneca. A questi si aggiungerebbero anche i 7,3 milioni di Johnson&Johnson e di Curevac qualora venissero approvati. Numeri che, si spera, possano trovare conferma nelle reali disponibilità delle aziende.

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.


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Riccardo Castrichini

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.

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