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Palù: “Virus non ha mai rallentato, presto variante inglese lo sostituirà”

Palù ribadisce come la variante inglese sia più contagiosa ma non comporti forme più gravi di malattia: per lui a breve si sostituirà al virus tradizionale.

Giorgio Palù
Giorgio Palù

Secondo il virologo Giorgio Palù non a senso parlare di prima, seconda o terza ondata perché “il virus non ha mai smesso di circolare“: quanto alla variante inglese, ha spiegato che sta prevalendo in gran parte d’Italia e in Europa e finirà per affermarsi e prendere il sopravvento sull’infezione tradizionale.

Palù sulla variante inglese

Intervistato dal Corriere della sera, il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco ha spiegato che per il momento non ci sono evidenze che il ceppo britannico porti a forme di malattia più gravi. Gli studi attuali mostrano infatti come si riproduca il 40-50% più facilmente del progenitore cinese trovato per la prima volta a Wuhan mentre “i colleghi che sono nei reparti al momento non segnalano l’aggravamento del quadro clinico nei pazienti“.

Un’indagine del Nervtag (l’organismo Britannico sui virus respiratori) che misurato la carica virale in soggetti Sars-CoV-2 positivi non ha infatti evidenziato differenze significative fra i casi dovuti alla variante e gli altri.

Chiaramente più il virus circola e più aumenta il rischio che, tra i casi positivi, ci sia un numero più elevato di soggetti che debbano essere curato in ospedale. A tal proposito ritiene necessario alzare il livello di sorveglianza e aumentare le misure di contenimento.

Non un lockdown duro come invocato da Ricciardi bensì restrizioni che limitino gli assembramenti, gli spostamenti, i trasporti e le attività pubbliche compresa la scuola laddove la variante si sta diffondendo.

Quanto al tema vaccini, Palù ha spiegato che ovunque siano stati somministrati su larga scala, come in Regno Unito o Israele, si è assistito ad un crollo dei contagi. Quanto all’efficacia dei sieri sulle varianti, per il momento si ha la certezza su quella inglese.

Contro quella brasiliana e sudafricana la protezione sembra possa ridursi, ha concluso, “ma permane l’efficacia nei confronti delle manifestazioni più severe“.

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