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Covid, variante brasiliana: il nuovo ceppo mette a rischio il vaccino

La variante brasiliana potrebbe essere più pericolosa perché in grado di mettere fuori gioco il vaccino.

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La scoperta di un contagio di variante brasiliana anche in una scuola di Roma ha fatto scattare l’allarme. Il nuovo ceppo potrebbe essere più pericoloso perché in grado di mettere fuori gioco il vaccino, eludendo in questo modo la risposta degli anticorpi.

Variante brasiliana: a rischio vaccino

L’Istituto Superiore di Sanità per il momento non vuole sbilanciarsi, perché mancano ancora delle certezze, che arriveranno grazie all’indagine che verrà condotta su 1.058 campioni positivi al Covid. Per rilevare l’eventuale presenza delle varianti verranno studiate 4 macro-aree: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole. L’Iss ha spiegato che gli studi per il momento hanno dimostrato “una potenziale maggiore trasmissibilità o propensione alla reinfezione.

Non sono disponibili evidenze sulla gravità della malattia. Sono in corso studi per confermare l’efficacia dei vaccini sulle tre principali varianti“. Gli esperti stanno tenendo sotto controllo la situazione, confrontando i pochi dati disponibili in Italia con quelli di altri Paesi. “Se i soggetti vaccinati abbiano la capacità di neutralizzare anche la variante brasiliana lo vedremo nei prossimi mesi. Il lavoro che ci aspetta è proprio quello di osservare se avrà un impatto sulla diffusione, al di fuori di alcune zone circoscritte” ha spiegato Claudio Mastroianni, direttore della clinica malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma e vice presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit).

Le misure di precauzione sono ovviamente le stesse. Speriamo che non aumentino i numeri, sennò è chiaro che aumentano anche le ospedalizzazioni, possono aumentare i ricoveri, i pazienti in terapia intensiva e anche i decessi. Ecco perché bisogna vaccinare il più possibile” ha aggiunto, confermando che purtroppo non ci sono ulteriori modi per difendersi.

Sergio Abrignani, ordinario di immunologia e patologia generale dell’Università Statale di Milano, ha spiegato che non bisogna perdere tempo perché si è visto che le persone vaccinate sono più iniettabili con la nuova variante. “Dal punto di vista immunologico, in laboratorio i sieri dei soggetti vaccinati neutralizzano poco la variante brasiliana. Da questo arguiamo che è molto probabile che chi è vaccinato oggi probabilmente ha una chance buona di infettarsi con la variante, l’immunizzazione dei vaccinati cala infatti di due terzi. Non sappiamo però se poi sviluppano una malattia grave” ha aggiunto. Il problema è che la variante brasiliana, come quella sudafricana, “ha tre mutazioni molto importanti, vicine tra loro, che alterano la conformazione della proteina. Questo significa che la variante può eludere la risposta anticorpale e quindi i vaccini in uso possono non provvedere un’efficacia massimale del 90 per cento, anche se si spera possano avere una qualche efficacia, sia pure ridotta. Se la variante brasiliana sia maggiormente infettiva è possibile, non sappiamo nulla invece della gravità della forma della malattia che si può sviluppare. Ricordiamo che questa variante è stata la protagonista dell’epidemia ospedaliera a Perugia che ha colpito quasi 200 operatori“. A spiegarlo è stato Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa. Federico Perno, direttore di Microbiologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, cerca di attenersi ai dati, spiegando che non ci sono evidenze che la variante brasiliana possa essere più letale. “I test che vengono usati ipotizzano la presenza di una variante, ma se poi non si fa il sequenziamento il dubbio rimane. In Italia sono circa 10-15 i laboratori in grado di sequenziare. Ma se si vuole combattere l’epidemia non si può non avere un programma di caratterizzazione genetica, e quindi una rete capillare che permetta di coprire tutto il territorio nazionale” ha concluso Perno.

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it


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Chiara Nava

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it

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