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Il calcio “a distanza” anti-Covid: l’idea di un centro salesiano

Dal centro salesiano di Castel Dè Britti, ecco arrivare il calcio anti-covid, pensato per garantire il distanziamento durante la partita.

il calcio ai tempi della pandemia è con il distanziamento

In un centro salesiano vicino a Bologna si gioca il calcio anti-Covid: nonostante il distanziamento in campo e tutte le restrizioni, soprattutto per gli sport da contatto, i ragazzi riescono ad assaporare l’emozione di giocare e fare gol.

Il calcio anti-Covid: l’idea di un centro salesiano

Da Castel De’ Britti, frazione di San Lazzaro di Savena, vicino Bologna, ecco arrivare il calcio anti-Covid. L’idea nasce nel Centro di formazione Salesiano Cnos Fap, in cui il direttore, Carlo Caleffi, ha deciso di inventarsi un modo per far giocare i ragazzi che frequentano il centro.

Il centro è preposto all’insegnamento di tutto ciò che concerne l’idroidraulica e il legno, ed è frequentato da una ventina di studenti di diverse nazionalità, i quali prima della pandemia, proprio grazie al calcio durante le pause ricreative, riuscivano a sviluppare rapporti di amicizia e di collaborazione.

Da quando però il Covid è entrato a far parte della quotidianità, anche il modo di relazionarsi dei ragazzi è cambiato, come racconta Caleffi: -“Ci siamo trovati il cortile vuoto. Coi ragazzi che andavano di nascosto a fumare, quelli col cellulare e il silenzio, che per noi è veramente una cosa tristissima. Stavano strippando, come si dice a Bologna. Venivano a chiedere: ci date la palla? Possiamo giocare? Dovevamo inventarci qualcosa per permettergli di stare insieme, in contatto, di socializzare, riducendo al massimo, anzi, eliminando tutti i rischi”.

Ecco quindi giungere l’idea del calcio anti-Covid. Come funziona? I giocatori sono 7 per squadra, e il campo presenta delle suddivisioni in aeree contrassegnate in rosso e giallo. Ogni giocatore può muoversi solo all’interno dell’area che gli è stata assegnata, come spiegato dal direttore Caleffi: -“Certo, non è il calcio, però non è neanche stare chiusi in casa. Inoltre è un gioco che porta molto a passarsi la palla, a collaborare.

E crea un clima di amicizia e serenità, di cui in questo momento c’è tanto bisogno”.

I ragazzi del centro sembrano approvare il calcio anti-Covid, i quali tra una lezione e l’altra hanno trovato anche il modo di reinventarsi, chi come cronista e chi come aiuto allenatore, nella speranza che questo modello di calcio ai tempi del covid, possa essere assunto ad esempio anche per altre realtà sportive, messe in estrema difficoltà dalla pandemia e dal distanziamento che essa comporta.

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