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Covid, la testimonianza di un primario: “Età media scesa di dieci anni”

Il primario di rianimazione del Policlinico di Modena ha illustrato l'attuale situazione a livello epidemiologico: "Non ho mai smesso di avere paura".

infettato in ospedale morto Covid
infettato in ospedale morto Covid

“Non ho mai smesso di avere paura”, così il direttore del centro di terapia intensiva Covid-19 del Policlinico di Modena Massimo Girardis ha detto ai microfoni del Corriere della Sera mentre illustrava la situazione Covid dalla prospettiva di un ospedale di provincia come il suo.

Girardis ha poi spiegato come negli ultimi mesi l’età media dei pazienti si sia abbassata di circa dieci anni, pur con le dovute differenze tra le diverse zone del Paese a seconda dell’incidenza dei contagi.

Covid, la testimonianza di un primario

Nel parlare della disomogeneità nella diffusione del Covid sul territorio nazionale, il primario ha affermato: “Sicuramente i nostri reparti in alcune Regioni sono in fortissima pressione, altrove invece l’attività viene gestita senza problemi particolari.

Qualche esempio. Molti ospedali di Veneto, Lazio e, in parte, della Campania sono abbastanza tranquilli. In Emilia Romagna, di colore rosso da giovedì scorso, ci sono provincie come Piacenza e Parma che fronteggiano difficoltà di livello lieve o medio. A Reggio Emilia, Modena e Bologna l’affluenza di pazienti è 3-4 volte più alto. In tutta Italia si notano queste differenze”.

La causa di queste differenze è da ricercare secondo il medico sia nelle differenze socio-economiche tra le varie provincie che nell’uscire e rientrare dalle diverse zone di rischio epidemiologico: “Sappiamo con certezza che dopo periodi di rosso o arancione seguono fasi di decrescita di pazienti.

Quando vengono istituite le zone gialle, tempo 15 giorni e torniamo a vedere i reparti riempirsi”.

In calo l’età media dei pazienti

Secondo Gerardis inoltre l’ideale per ridurre al minimo i contagi sarebbe mantenere la zona rossa in tutta Italia, anche se lo stesso primario ammette successivamente che si tratta soltanto del punto di vista di un medico: “Non si può ragionare da rianimatore perché l’economia non deve fermarsi del tutto, i bambini hanno bisogno della scuola e i compromessi sono necessari”.

Sull’età media dei pazienti abbassatasi inoltre, Gerardis afferma: “Sì, di circa dieci anni rispetto alla prima ondata. Hanno tra 50 e 65 anni. In rianimazione finisce anche qualche under 40. Ma loro di solito guariscono”.

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