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Piemonte in zona rossa, assessore Icardi: “Rischio abbastanza concreto”

Alla luce dell'aumento dei contagi e della diffusione del ceppo britannico, il Piemonte si avvia verso la zona rossa: a forte rischio anche la Lombardia.

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L’assessore alla Sanità Luigi Icardi ha affermato che il Piemonte, attualmente in fascia arancione, corre il rischio concreto di finire in zona rossa. La regione si avvicina infatti all’incidenza settimanale di 250 casi ogni 100 mila abitanti (quella che fa scattare il lockdown) a causa della prevalenza della variante inglese.

Icardi: “Il Piemonte rischia la zona rossa”

Intervistato da Radio Veronica One, l’esponente dell’amministrazione regionale ha spiegato che nella serata di martedì 9 marzo si avranno a disposizione i dati elaborati che consentiranno, nella mattinata successiva, di dare una proiezione dell’attuale situazione epidemiologica. É però a suo dire molto probabile che si vada verso la zona rossa a causa dell’aumento dei contagi.

La situazione, ha chiarito l’assessore, al momento non è grave.

“Ma vi sono tutte le premesse perché lo diventi data la grande contagiosità della variante inglese che è prevalente sul nostro territorio così come su tutto il territorio nazionale“, ha sottolineato. Il ceppo britannico sarebbe infatti già presente nella maggior parte dei test effettuati in tutta Italia.

Non è ancora noto quando potrebbe scattare la zona rossa che, qualora i numeri ne evidenzino la necessità, comporterebbe il divieto di ogni spostamento non motivato e la chiusura di scuole e attività commerciali.

Le ipotesi sono che venga istituita direttamente dalla settimana successiva (lunedì 15 marzo) oppure che la Regione chieda al Ministero di disporla in anticipo rispetto alle consuete ordinanze ministeriali del fine settimana che seguono il monitoraggio settimanale.

Zona rossa in Lombardia

Anche la Lombardia viaggia spedita verso la zona rossa. Attualmente questo rischio riguarderebbe non tutta la Regione ma solo le province di Brescia, Como, Cremona, Lecco, Mantova, Monza e Pavia.

Rimarrebbero al momento fuori – ma di pochissimo – i territori di Milano e Varese, mentre a Bergamo, Lodi e Sondrio la situazione sembra essere più sotto controllo. È la provincia di Brescia a preoccupare maggiormente per i suoi dati.

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