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Covid, parla Galli: “Vaccinare a zone geografiche per fermare varianti”

Intervistato a L'Aria che tira, Massimo Galli ha sostenuto la possibilità di procedere con la somministrazione dei vaccini anche per zone geografiche.

galli decreto natale
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Nella giornata del 9 marzo l’infettivologo Massimo Galli è tornato sulla questione vaccini, avanzando nuovamente la proposta di procedere con le somministrazioni non soltanto in base alle fasce d’età e di rischio della popolazione ma anche per zone geografiche maggiormente colpite dalle varianti.

Secondo il direttore del reparto di malattie infettive del Sacco di Milano, effettuare vaccinazioni a tappeto nelle zone d’Italia più colpite dal virus è necessario al fine di ridurre la circolazione delle nuove varianti.

Vaccini, l’ipotesi di Massimo Galli

Intervistato in collegamento con la trasmissione L’Aria che tira, Galli ha illustrato quelle che a suo dire sono le due direzioni possibili del piano vaccinale: “Io mi sono già espresso più volte sul tentativo possibile dell’utilizzo delle due modalità di vaccinazione: la prima è quella a strati per età e per rischio, che serve a mettere in sicurezza le persone che hanno maggior pericolo di peggiorare se infettate, ma anche a preservare gli ospedali che in questo modo non verrebbero intasati dalle persone che arrivano colpite dalla malattia”.

Oltre a dare priorità ad anziani, soggetti vulnerabili e operatori sanitari, l’infettivologo ha poi spiegato l’utilità di effettuar le vaccinazioni sulla base delle aree geografiche dove l’incidenza dei contagi è maggiore: “L’altro argomento è quello di utilizzare la vaccinazione – nei limiti del possibile – per vaccinare a zone geografiche nelle aree più colpite, per cercare di tenere dentro il più possibile e di non far diffondere le varianti più pericolose.

Se riesci a vaccinare molte persone contemporaneamente riduci la possibilità del virus di circolare e di espandersi fuori dalla sua zona”.

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