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La Sardegna in zona arancione: come ha “perso” la fascia bianca

La Sardegna in zona arancione: cause ed effetti con zone rosse locali, libertà di troppo e con la variante inglese che sta incrementando i contagi

La Sardegna in zona arancione: cause ed effetti
Uno scorcio dell'aeroporto di Cagliari nella prima settimana di marzo

La Sardegna è nel suo secondo giorno di zona arancione e per capire come sia successo dopo settimane in zona bianca bisogna ricorrere ai numeri. Anche perché il cambio di colore della regione insulare aveva suscitato polemiche a non finire che neanche in questo scorcio di avvio settimana sembrano placarsi.

Questo in virtù di scenari a cui obiettivamente i sardi non erano più molto abituati: città semi deserte, attività commerciali chiuse, ristoranti e bar che in molti casi hanno rinunciato anche alla possibilità di asporto. E sono in molti quindi a chiedersi come sia stato possibile che la Sardegna perdesse quello che per il resto delle regioni italiane era un primato da fare invidia.

Sardegna da bianca ad arancione: i motivi

Le linee di spiegazione sono due. Da un lato c’è quella normativa, con la zona gialla di fatto azzerata dall’ultimo decreto e quindi con una gradazione di rischio intermedio resettata. La seconda è più empirica e cita le diverse occasioni in cui non sono state rispettate le regole anti-contagio. In buona sostanza in Sardegna potrebbe essere successo che la zona bianca abbia incentivato una sorta di “impunità sanitaria”, fenomeno del tutto comprensibile ma pericolosissimo, con la terza ondata covid ad imperversare.

E con ritrovi affollati, grandi pranzi di famiglia, assembramenti.

Zone rosse locali e variante inglese

Il tutto con cinque paesi finiti in lockdown e con un atteggiamento diffuso che potrebbe aver incentivato la ripresa dei contagi. La riprova starebbe anche nel caso Cagliari: la città metropolitana sta registrando in questi giorni molti contagi con tracciamento di decine di contatti, cioè di decine di potenziali altri contagi. Fattore finale ma non per questo meno determinante è quello dell’arrivo nell’isola della variante inglese del coronavirus, che notoriamente è la più contagiosa.

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.


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Giampiero Casoni

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.

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