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La morte di Raffaello Sanzio: un mistero di 500 anni

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La morte di Raffaello Sanzio resta ancora un mistero 500 anni dopo: tutte le curiose ipotesi sul malessere fatale all'Urbinate.

La morte di Raffaello Sanzio: ancora un mistero 500 anni dopo

A 500 anni dalla scomparsa, la morte di Raffaello Sanzio rimane un mistero. Il 6 aprile 2020 sarà il quinto centenario della perdita dell’artista urbinate e lo stesso giorno cade la data del suo compleanno. Per l’occasione riemergono le ipotesi sulla reale causa della malattia che ha portato il pittore alla morte.

La morte di Raffaello: un mistero di 500 anni

Raffaello Sanzio muore nel giorno del suo 37esimo compleanno, il 6 aprile 1520. A 500 anni dalla sua scomparsa, riaffiorano le curiose ipotesi sull’ignota causa della malattia che ha provocato la morte dell’artista. Sarebbero due delle sue ultime opere a fornire il retroscena per ricostruire il mistero della scomparsa del genio urbinate.

Gli “eccessi amorosi” di Raffaello

Conservata nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma, si trova “La Fornarina“, opera completata dall’artista pochi mesi prima di morire.

La tela ritrae una fanciulla eterea, mezza nuda, che rappresenterebbe l’allegoria di Venere, la dea dell’amore. Secondo le ricostruzioni, la giovane sarebbe Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere di origini senesi. La donna e l’artista avrebbero avuto una relazione, più o meno romantica. Il soprannome di “Fornarina” non sarebbe riferito tanto al mestiere del padre della fanciulla, quanto all’attività di prostituta di lei. Secondo l’ipotesi avanzata da Giorgio Vasari, l’artista urbinate sarebbe mancato a seguito di “quindici giorni di malattia” con “febbre continua e acuta”. La ragione della morte di Raffaello Sanzio sarebbe così rintracciabile nella sifilide, contratta a causa degli “eccessi amorosi” del pittore, con la “Fornarina” o con le altre ragazze che si dice frequentasse.

“Trasfigurazione”: gelosia e potere

Trasfigurazione” è l’altra opera di Raffaello Sanzio che sarebbe connessa alla sua morte, come metafora della fama e del potere raggiunti dall’artista e che avrebbero potuto attiragli gelosia e rancore. La tela, in particolare, è rimasta incompiuta e sarebbe stata addirittura ritrovata sul letto di morte dell’Urbinate. L’ipotesi dell’avvelenamento di Raffaello ad opera di qualche “concorrente” invidioso era molto quotata nel Settecento e alla riesumazione del corpo dell’artista nel 1722 parve fossero ritrovati evidenti effetti dell’arsenico. L’identità dell’eventuale colpevole viene individuata in Sebastiano del Piombo, grande rivale di Raffaello. Ad entrambi venne commissionata da Giuliano de’ Medici la realizzazione di una pala d’altare. Si tratta proprio del soggetto della “Trasfigurazione”, a cui l’Urbinate stava lavorando al momento della morte.

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