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La “Cappella Sistina” dell’Amazzonia: l’incredibile ritrovamento

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Ritrovamento sensazionale in Colombia, in piena foresta Amazzonia, per quello che può essere considerata la più Cappella Sistina del sud America

anche l'Amazzonia ha la sua cappella sistina

Da oggi anche l’Amazzonia ha la sua “Cappella Sistina“. Il ritrovamento è avvenuto nel Parco Nazionale Chiribiquete in Colombia, più precisamente nella Serranía de la Lindosa, in piena foresta Amazzonica, e consta di quasi 13 km di pitture rupestri conservate in ottimo stato.

La Cappella Sistina dell’Amazzonia

Questo l’incredibile ritrovamento, che ha lasciato letteralmente senza parole gli archeologi che hanno effettuato la scoperta. Scoperta che in realtà risale al 2019, ma che era stata mantenuta segreta per mettere in sicurezza le pitture, oltre che girare il documentario che andrà in onda il prossimo 5 Dicembre, edito da Channel 4.

Gli studiosi che le hanno scoperte, sono un team britannico-colombiano, guidato da José Iriarte, docente di archeologia alla Exeter University, secondo cui le pitture sarebbero risalenti a circa 12.500 anni fa.

Datazione che, non potendo avvalersi dell’esame al C14, visto che non si tratta di materiale organico, è stata fatta prendendo in considerazione gli animali che sono disegnati, come il mastodonte, un elefante preistorico proprio del sud America, oppure il bradipo gigante o i cavalli dell’era glaciale.

Il sito archeologico spiegato dal prof Iriarte

A spiegare ciò che vi è rappresentato ci ha pensato il professore Iriarte, capo della spedizione paleo-archeologica: -“Alcune figure di uomini che sembrano fare bungee jumping da altissime torri di legno, probabilmente in questo modo gli autori del capolavoro artistico avrebbero raggiunto i punti più alti della roccia, a diversi metri di altezza, per dipingere”.

Poi continua: –“Un altro aspetto interessante è notare come molti animali siano circondati da piccoli umani con le braccia protese al cielo, come se li stessero venerando. Per i popoli dell’Amazzonia, le piante e gli animali hanno un’anima, con la quale si rapportano agli uomini durante diversi rituali”.

Infine lascia da parte le spiegazioni da archeologo e svela l’emozione durante il ritrovamento, proprie dell’uomo e non dello studioso: -“Quando sei lì, le tue emozioni scorrono. Stiamo parlando di decine di migliaia di pitture. Ci vorranno diverse generazioni per registrarle e studiarle tutte. Ad ogni angolo c’è un nuovo muro dipinto. E sono così dettagliati, è spettacolare”.


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