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Da contadini fascisti ad ebrei: la storia di “Scialomm Mussolini”

Roma, 17set. (askanews) – “Il libro parla di un paese che si è convertito all’ebraismo, proprio negli anni delle leggi razziali, questa storia mi aveva molto colpito e così sono andata a fare un po’ di ricerche. É una storia che è accaduta realmente a San Nicandro, nel Gargano, che io nel libro ho chiamato Civitella. La cosa curiosa è che questi contadini che decidono di convertirsi all’ebraismo erano fascisti convinti, che non avevano nessuna intenzione di essere rivoluzionari, ma uno di loro era stato ferito durante la prima gurerra mondiale, aveva vissuto alcuni mesi in un ospedale del Nord, in Veneto, e lì aveva imparato a leggere e aveva letto la Bibbia: così Marina Collaci, giornalista della Stampa estera, collaboratrice della Wdr, la radio pubblica tedesca, e per il mensile di Monaco “Adesso”, e autrice di “Scialomm Mussolini” (Castelvecchi Editore), racconta nel suo libro una storia vera accaduta in un paesino pugliese che si è convertito in blocco all’ebraismo nell’anno delle leggi razziali.

“Si crea una sua religione ebraica e convince tanti paesani a convertirsi insieme a lui”, aggiunge in un’intervista ad askanews, a margine della presentazione al Circolo della stampa estera a Roma.

Quali sono i personaggi reali di questo libro? “Il personaggio reale è uno, che nella realtà si chiama Donato Manduzio e io ho chiamato Ippazio. È un personaggio che mi ha colpito moltissimo: nato contadino in questo piccolo paese, con una grande forza di volontà.

Comincia a leggere e scopre mondi, all’inizio mette in scena nella sua piccola casa ‘Il conte di Montecristo’, poi si mette a leggere antichi libri del Seicento per insegnare, lui che aveva perso le gambe e non poteva fare nulla, ai paesani a coltivare meglio la terra, a seguire gli astri. E poi infine, in un’epoca in cui era vietato leggere la Bibbia alla fine degli anni ’30 in Italia, la messa veniva recitata in latino e la Chiesa pretendeva che ci fosse sempre un prete come tramite, qui scopre il fascino di questa epopea ricca di storie e incanta i contadini con queste storie. Quindi un personaggio favoloso e lui è esistito veramente. Poi ci sono gli altri, una ragazza che si innamora di lui, una moglie che lo serve e una spia che viene dall’America, è stato facile inventarli attorno a questo personaggio così bello”.

Mussolini, che ruolo ha il Duce in questo libro, e che ruolo ha il dialetto?

“Io da Mussolini ho rubato i titoli dei capitoli, perché lui era bravissimo, secondo me, come giornalista, riusciva a creare delle frasi ad effetto: ‘chi non è con noi è contro di noi’, secondo me questi titoli, queste frasi molto efficaci di Mussolini fanno un po’ da eco a questa storia invece piccola di contadini”, spiega.

“Ho deciso di usare il dialetto foggiano, che si intercala all’italiano, per tre motivi: il primo perché i contadini quella lingua parlavano e io li dovevo far parlare, secondo per un fatto puramente sensuale, perché dire ‘fetecchie’ è più bello di dire che è una cosa ‘è brutta’”, sottolinea.

“Terzo motivo è il fatto che mi sembrava bello raccontare che il fatto che ogni persona porta con sé diversi mondi. Questi contadini che erano fascisti e che credevano nell’essere italiano come cosa particolare, in realtà l’italiano non lo sapevano parlare. Così come il personaggio più fascista di tutti, la spia dell’Ovra, che è un americano di ritorno, vissuto sempre a Broccolino, il quale l’italiano non lo sa affatto. Chi invece è molto italiano e addirittura parla il dialetto romano è lo straniero per antonomasia, cioé il rabbino romano. Nel libro c’è anche un personaggio che viene dalla Polonia, ebreo, sempre rabbino, Alfred Schilikowsky, il quale parla Yiddish, la stessa lingua dei tedeschi nazisti, una forma più dolce, ma il ceppo è lo stesso. Ed è tutto secondo me indicativo per raccontare le assurdità delle idee propagate dal fascismo e che purtroppo sono ancora molto forti, ancora oggi questa italianità, il nazionalismo, la religione, la patria, intesi come valori e invece hanno portato grandi sventure e le portano anche nel libro”, conclude l’autrice.

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