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Danila De Stefano (CEO di Unobravo): “In Italia non si dà importanza al benessere mentale”

Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, commenta a Notizie.it l'esclusione del bonus psicologo dalla Manovra 2022 e spiega perché "chi va in terapia ha i superpoteri".

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Il no al bonus psicologo nella Manovra 2022 dimostra, ancora una volta, che in Italia la salute mentale viene sempre all’ultimo posto – o almeno dopo i monopattini e le zanzariere. Ne abbiamo parlato con Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, servizio italiano di psicologia e psicoterapia online.

Danila, cos’è esattamente (o meglio, cosa sarebbe dovuto essere) il bonus psicologo?

In Italia la maggior parte della psicoterapia viene erogata o da centri o da professionisti privati. Il bonus doveva diramarsi in due diversi bonus, uno con Isee e uno senza, e doveva essere un incentivo, un aiuto, per chi desidera rivolgersi a uno psicologo a causa di difficoltà sopraggiunte con la pandemia. Era una cosa molto positiva ma anche molto vociferata: le persone lo stavano aspettando, io che sono del campo vi posso assicurare che ci arrivavano moltissimi messaggi di persone che ci chiedevano: “Ma come funzionerà? Possiamo utilizzare il bonus con il vostro servizio?” Noi a tutti rispondevamo che avremmo aspettato le disposizioni finali del governo. Purtroppo non è andato a buon fine.

Come commenti questa esclusione del bonus?

È una cosa molto negativa. Non devo di certo essere io a dire che questa pandemia sta portando a galla disagi più o meno gravi nelle persone. Visto che la legge di bilancio dovrebbe contenere proprio tutto ciò che ci può aiutare a superare quello che stiamo vivendo, escludere la psicoterapia significa ribadire che in questo Paese non si dà importanza al benessere mentale.

In Italia di salute mentale si parla sempre un po’ di nascosto. Non se ne parla in politica, abbiamo visto che se c’è da tagliare è quello il primo campo. Ma, oltre a questo, nel nostro Paese la salute mentale è ancora un tabù, per cui molta gente va dallo psicologo ma non lo dice.

Che già è un passo avanti, perché vuol dire che almeno ci vanno, che hanno superato il “non ne ho bisogno, non serve a niente, sono soldi buttati”. Purtroppo le credenze errate nei confronti della psicoterapia in Italia sono tantissime. Il benessere fisico e il benessere mentale sono posti su due piani completamente diversi, quando in realtà sono interconnessi e molto spesso si hanno difficoltà che sembrano essere di natura fisica ma in realtà partono dalla mente. In questi casi i professionisti della salute fisica non sanno cosa fare, perché ci sono pochi psicologi in ospedale e non c’è una formazione adeguata a livello psicologico. In aggiunta, c’è un forte stigma, c’è del machismo: si pensa “io sono forte, sono invulnerabile, non ho bisogno di nessuno”.

Soprattutto tra gli uomini?

Non solo. Sicuramente è un pensiero tipico maschile, ma io ho sentito queste frasi davvero in tutte le salse, anche da donne, di tutte le estrazioni sociali.

In effetti “machismo” fa pensare all’uomo, ma anche la donna pensa spesso di dover dimostrare di potercela fare da sola, di saper essere indipendente.

Ci sono tantissimi fenomeni diversi. Spesso si crede che le cause del proprio malessere siano esterne, quindi si pensa: “Smetterò di soffrire quando accadrà questa cosa”. Per esempio: “Smetterò di soffrire quando mio marito o mia moglie o il/la mio/a partner smetterà di fare una cosa X”. Anche se fosse vero, con la psicoterapia si impara a cambiare la propria prospettiva, si acquisiscono tecniche per gestire le difficoltà della vita quotidiana. Ci sono credenze errate non solo nei confronti della psicologia e della psicoterapia, ma anche nei confronti di come funzioniamo, di come viviamo, pensiamo che il problema sia esterno e quindi non ci responsabilizziamo. Potremmo vivere molto meglio se lavorassimo su noi stessi. C’è molta ignoranza, nel senso di non conoscenza, in materia di psicologia. Tutti abbiamo difficoltà quotidiane (basti pensare all’ansia o alla gestione dell’umore) e non sempre serve la psicoterapia, ma serve più spesso di quanto si pensi.

Credo ci sia anche molta confusione su chi sono e cosa fanno alcune figure chiave per la salute mentale: psicologo, psicoterapeuta e psichiatra. Ci vuoi spiegare la differenza?

Lo psichiatra è un laureato in Medicina che si specializza in Psichiatria e che lavora con un supporto farmacologico per curare le malattie mentali, che possono andare dall’attacco di panico al disturbo d’ansia, dalla depressione alla schizofrenia e molto altro. Lo psicologo invece fa quello che in inglese si chiama talking therapy, ovvero agisce con la parola perché impara ad utilizzare una serie di tecniche, nota dei pattern, dà degli strumenti nuovi al paziente tramite un colloquio. Lo psicologo non può prescrivere farmaci. Lo psicoterapeuta è uno psicologo specializzato ulteriormente in psicoterapia: dopo la laurea, dopo l’abilitazione, dopo il tirocinio continua a studiare per altri 4 anni, per un totale di circa 10/11 anni di studi. Anche gli psichiatri possono diventare psicoterapeuti, ma in quel caso è un percorso davvero lungo quindi è piuttosto raro.

Hai fatto bene a sottolineare anche il numero di anni di studi, per far capire che un professionista della salute mentale non è “il primo che passa”. Spesso si sente dire: “Non ho bisogno dello psicologo perché parlo già con gli amici”, ma non è la stessa cosa. Il fatto che bisogna studiare così tanto lo dimostra.

Questa credenza viene da una cosa ben precisa. La gente spesso dice: “Se devo parlare su un lettino senza neanche ricevere risposta tanto vale che parli con un amico”. Ma in realtà questa immagine di Freud accanto al lettino che ascolta in silenzio e prende appunti è qualcosa che non esiste più, è una psicoterapia vecchia. Oggi ci sono moltissimi orientamenti nuovi, anche molto proattivi.

Ci puoi fare qualche esempio?

Esiste il sistema cognitivo-comportamentale, il sistemico-relazionale, lo psicodinamico, il breve strategico… c’è davvero di tutto. La scelta dipende dal paziente, da ciò che desidera. Alcuni vogliono andare dritti al punto e curare il sintomo, altri vogliono esplorare. Insomma, la psicoterapia è un mondo vastissimo, conosciuto e compreso molto poco dai non addetti ai lavori, che è quello che noi cerchiamo di risolvere con Unobravo tramite il matching, ovvero associare lo psicologo o psicoterapeuta più adatto alla persona. E poi basta dire che i pazzi vanno dallo psicologo! Io stessa ci vado, ma può capitare a chiunque un periodo della vita in cui si ha bisogno di un aiuto. Io dico sempre che chi va in terapia ha i superpoteri perché impara a vedere le cose in più modi diversi, a gestire le difficoltà, a vivere la vita con una qualità e un benessere molto più elevato.

Tornando al bonus psicologo, voi di Unobravo sulla vostra pagina Instagram avete aperto un box domande. Ti va di leggercene alcune (ovviamente in forma anonima) per far capire l’impatto reale dell’esclusione del bonus dalla manovra?

Ma certo. Una persona ha risposto: “Un’occasione persa per incoraggiare le persone a prendersi cura della propria psiche”. Un’altra: “La prova che la salute mentale è ancora vista come una cosa accessoria, un vero peccato”. Un’altra, molto triste: “Era la mia unica possibilità di avere aiuto“. Poi: “Secondo me dovrebbe esserci un bonus psicologo sempre, non solo in un preciso periodo”. Un altro: “Vergognoso, dovrebbe essere una priorità invece rimane un lusso“. Ancora: “Ne avevo bisogno, molto bisogno, speravo diventasse operativo”. Un altro: “Ne parlerò con la mia terapeuta, forse dovremo diminuire i nostri incontri appena iniziati”. Un altro: “È l’ennesimo aiuto valido che non viene considerato di primaria importanza“. Questo è un messaggio leggermente più lungo: “Quest’estate ho sentito il bisogno di uno psicologo e sto davvero meglio, per fortuna la mia famiglia non ha problemi economici. Altre persone non si sarebbero potute permettere cinque mesi di terapia. Non oso immaginare come sarei potuta stare adesso”.

Anche noi abbiamo fatto un sondaggio e anche noi abbiamo chiesto un commento sul bonus. Mi ha colpito il messaggio di una ragazza che ha risposto che non sa di cosa si tratta. Fa riflettere perché significa che forse non se n’è parlato abbastanza, non si è fatta abbastanza “pubblicità” a questo bonus e dunque molti non sapevano che si stava discutendo della possibilità di inserirlo nella legge di bilancio. Credo insomma che questo messaggio non sia segno di noncuranza da parte di chi l’ha scritto, ma di un’errata comunicazione da parte della politica. Dal nostro sondaggio, poi, è emerso che circa il 50% delle persone che hanno risposto vanno o sono andate dallo psicologo. Quello che mi ha colpito è che chi non ci va per oltre l’80% dei casi lo fa per motivi economici. Quindi, di nuovo, il bonus sarebbe servito. Altri hanno risposto che non ci vanno per vergogna. Cosa diresti a queste persone, cosa consigli?

È un po’ difficile perché l’intervento migliore non sarebbe su queste persone ma sull’intera comunità. Fin quando non saremo liberi di esprimere il nostro dolore, il nostro malessere, questa vergogna continuerà a esistere. A queste persone direi che ormai le cose stanno cambiando, che sono davvero tantissime le persone che si rivolgono a psicologi e psicoterapeuti. L’Enpap, la cassa previdenziale degli psicologi, che fa sondaggi continuamente, stima che il numero di persone che vanno dallo psicologo aumenta di un 2-3% annuo. Non siamo ancora ai livelli di altri Paesi del mondo, ma le cose vanno meglio e questo è indice del fatto che le persone si sentono più a proprio agio nel fare questo passo. Noi psicologi notiamo che viene ancora fatto in stati di disagio o patologia molto avanzati. Si arriva allo stremo prima di andare dallo psicologo, mentre sarebbe ottimale andarci un po’ prima di arrivare completamente ko mentalmente. Quello che direi è di provare, farsi coraggio e magari all’inizio, visto che ci si vergogna, rispettare questo sentimento e non sbandierarlo ai quattro venti: ricordate che, comunque, i professionisti hanno il segreto professionale.

Un’altra domanda che abbiamo fatto nel nostro sondaggio è proprio: “Se sei stato da uno psicologo, l’hai detto a qualcuno?” La maggior parte, devo dire, ha risposto di sì. Una persona ha risposto “NON ai miei: mia mamma non avrebbe capito. Lo sapevano solo i miei amici più stretti e il mio ex”. Credo che in questo caso ci sia anche un gap generazionale. Lo notate anche voi?

Te lo confermo. Prima non veniva fatta alcuna opera di sensibilizzazione sulla materia, come invece accade oggi. Sempre di più se ne parla, anche influencer molto famosi ne parlano, quindi alle nostre generazioni e a quelle successive arrivano messaggi rassicuranti che invitano a non avere paura di andare in terapia. Per le generazioni precedenti era proprio un tabù: non se ne parlava, era qualcosa di cui avere paura e vergognarsi, bisognava nasconderlo a tutti i costi. Credo che le cose miglioreranno negli anni perché questa sensibilizzazione si sta allargando a macchia d’olio, lentamente ma in modo deciso e continuo.

Uno dei modi più efficaci con cui la psicologia e la psicoterapia sono entrate nelle case delle persone (soprattutto durante la pandemia) sono i servizi di terapia online come Unobravo. In realtà voi nascete prima della pandemia. Ci racconti la vostra storia?

Tutto è nato due anni e mezzo fa, anzi, l’idea molto prima: cinque anni fa sono andata a vivere all’estero e dopo un po’ di mesi stressanti ho cercato uno psicologo (con cui parlare in italiano) e non l’ho trovato: o i prezzi erano esorbitanti o non avevano tempo, c’erano liste d’attesa molto lunghe. Mi sono chiesta: ma come fa una persona a ottenere l’aiuto di cui ha bisogno? All’epoca pensavo soprattutto agli expat come me, che allora erano circa 6 milioni. Tutto è nato da questa domanda. Ma i problemi non li hanno sono gli italiani all’estero. In Italia non tutti viviamo nelle città principali, molti vivono in periferia, in provincia: mi è capitato di cercarne uno e non trovarlo, non sono ovunque, e se si trova magari è uno solo, quindi ci si conosce, magari si è amici di famiglia, o ha liste di attesa lunghissime, o magari non ci si trova bene o costa troppo. Insomma, sono moltissime le ragioni che nel tempo hanno fatto dire alle persone: lascio perdere, non ci vado.

Un’altra difficoltà è scegliere lo psicologo più adatto a sé, anche quando c’è un’ampia scelta. Credo ci sia anche chi si ferma davanti a questo.

Assolutamente sì, i nostri sondaggi lo dicono forte e chiaro. Ecco perché questo è uno dei punti su cui abbiamo lavorato di più. Tanti scelgono lo psicologo su consiglio dell’amico o perché è vicino a casa o perché costa poco: se però poi non si trovano bene sono punto e a capo, non sanno come scegliere. Gli psicologi non sono tutti uguali. Al di là delle scuole di pensiero, ci sono psicologi che non hanno mai fatto esperienza in un determinato ambito, magari anche delicato, e quindi non è il caso di affidargli un paziente che ha quel problema. Per questo abbiamo creato il nostro algoritmo di matching: l’utente, attraverso un semplice questionario sul nostro sito, viene abbinato a uno dei nostri psicologi (che oggi sono più di 1200, quindi una rete molto vasta di professionisti scelti uno a uno in base a professionalità e umanità) preparato ad affrontare le difficoltà specifiche di quell’utente. In questo modo aumentano le probabilità di trovare un professionista già selezionato da noi, che in più risponde alle nostre esigenze, cosa non scontata. Questo risolve il problema di chi non sa come e chi scegliere per cominciare. Tra l’altro, se non ci si trova bene, si può tentare con un altro dei nostri professionisti.

C’è ancora un po’ di diffidenza verso la terapia online, per il fatto di non avere un contatto diretto. Secondo te quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’online?

Se lo dico io sembra sempre che tiri acqua al mio mulino… (ride, ndr) scherzi a parte, se non avessi creduto veramente a questo progetto non l’avrei fatto, anche perché io per prima sono stata “dall’altra parte”, alla ricerca di uno psicologo. Ma al di là della mia esperienza personale, in America questa cosa esiste da 10 anni quindi abbiamo 10 anni di studi e trial clinici a cui poter accedere: tutti dimostrano che non c’è differenza in termini di efficacia anche per quanto riguarda patologie gravi, quindi non solo il semplice sostegno psicologico ma anche la psicoterapia per depressione, disturbi alimentari e altre cose “non leggere”. Ciò che ha sdoganato anche da noi la terapia online è stata la pandemia, perché anche i più scettici, volenti o nolenti, si sono trovati davanti a uno schermo. E a essere diffidenti erano anche e soprattutto gli psicologi. Uno dei problemi che avevamo all’inizio era trovare i professionisti: tanti dicevano che non ci credevano, ma con il Covid si sono dovuti adattare e hanno scoperto che ci sono anche molti vantaggi nella terapia online. Per esempio quello che io chiamo “effetto schermo“: come ci sono i leoni da tastiera, che scrivono di tutto perché tanto sono dietro uno schermo, così ci si sente più liberi di esprimersi subito, tanto sto parlando con uno schermo, no? C’è meno imbarazzo rispetto a quando si entra fisicamente nello studio dello psicologo, ci si siede, ci si guarda negli occhi. Si crea un feeling molto prima rispetto all’offline. Un’altra cosa bellissima è che in questo modo riusciamo a far iniziare la terapia a persone che ancora non sono arrivate allo stremo. Come dicevo prima, tante volte inizia chi proprio vede la terapia come ultima spiaggia, non può farne a meno. Con la terapia online si inizia prima perché è più accessibile e facile da organizzare. Prima si inizia meglio è. Se si inizia quando il problema si è cronicizzato, non dico che non si può risolvere ma è più complicato. Se si inizia prima invece le persone hanno maggiore equilibrio, si lavora molto meglio. Un altro vantaggio è il prezzo calmierato che abbiamo e che consente di potersi permettere un sostegno psicologico anche per svariate sedute, anche per i giovani.

A proposito dei prezzi, dal momento che il bonus psicologo è stato annullato, voi offrite o offrirete sedute gratuite o a prezzi ancora più bassi in casi speciali?

Da noi la prima seduta conoscitiva è gratuita per tutti, perché vogliamo rassicurare la persona che si rivolge a noi: siamo così convinti della bontà del nostro servizio che ci scommettiamo che continueranno. Per il resto, non facciamo sconti perché il prezzo è già al limite per il tipo di professionisti che abbiamo. I nostri professionisti guadagnano bene perché lavorano tantissimo, ma pagarli ancora meno significherebbe abbassare la qualità, cosa che noi assolutamente non vogliamo.

Abbiamo parlato dei molti vantaggi dell’online. E gli svantaggi?

Tra gli svantaggi c’è il fatto che vediamo solo fino a qui (indica poco sotto le spalle, ndr). In studio c’è il colpo d’occhio su tutto il corpo, se entra una ragazza chiaramente anoressica lo noti dal primo secondo. Ma in generale a livello corporeo durante la seduta succedono tante cose. Anche solo una gamba che comincia a tremare nel momento in cui parlo di tua madre, subito mi fa capire che c’è qualcosa da indagare. Online abbiamo questo limite, ma i terapeuti se ne stanno inventando di tutti i colori per superarlo. Stiamo anche studiando come fare sedute in realtà virtuale, perché questo darebbe una visibilità molto più ampia rispetto allo schermo. Ma è un progetto ancora a uno stato davvero larvale. Ci vorrà un po’ – sia per scetticismo sia per problemi tecnici, per come è la realtà virtuale oggi – ma cerchiamo di andare in quella direzione.

In chiusura, avete notato più difficoltà nei vostri pazienti o più richieste di aiuto durante le feste di Natale? C’è questa credenza secondo cui il Natale dovrebbe essere il periodo più felice dell’anno ma poi di fatto è il più triste. È vero o è solo un modo di dire?

Non abbiamo registrato un calo e già questo vuol dire tanto. L’anno scorso eravamo già attivi ma con un numero di pazienti molto inferiore, oggi ne abbiamo 17mila ed è stato curioso notare che non c’è stato né un calo né un aumento a dicembre, neanche a livello di numero di sedute. Unobravo non si molla neanche a Natale (ride, ndr). Però effettivamente ci sono fenomeni conosciuti come il Christmas blues, cioè la tristezza che accompagna le persone durante tutte le feste natalizie. Le cause possono essere disparate, come sempre quando si parla di psicologia. Ma effettivamente è molto curioso vedere che il Natale è un periodo in cui – in teoria – la famiglia si riunisce, in teoria si è tutti sereni e felici… tutto in teoria, poi in pratica…

Grazie, Danila, per il tuo tempo e la tua disponibilità. Io e tutta la redazione di Notizie.it rinnoviamo l’invito a coloro che ci leggono, se ritengono di avere bisogno di aiuto, a rivolgersi a un professionista, che sia psicologo o psicoterapeuta o psichiatra, online o offline. Non aspettate di arrivare al limite, non abbiate vergogna o paura di sembrare matti: non lo siete.

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