Davide Astori non morì nel sonno, nuova rivelazione
Davide Astori non morì nel sonno, nuova rivelazione
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Davide Astori non morì nel sonno, nuova rivelazione

davide astori
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Emerge una nuova verità sul decesso di Davide Astori, capitano della Fiorentina: secondo le indagini se non fosse stato solo si sarebbe salvato

Si era detto che il suo cuore avesse rallentato il battito fino a fermarsi. Ovvero fino a morire. Una bradiaritmia era stata la prima ipotesi suggerita dei medici che avevano eseguito l’autopsia sul corpo di Davide Astori. Il trentunenne capitano della Fiorentina era stato trovato senza vita la mattina del 4 marzo 2018 in una camera dell’hotel “Là di Moret” di Udine. Qui il calciatore alloggiava insieme al resto della squadra in vista della partita contro l’Udinese che si sarebbe dovuta svolgere il giorno seguente.

Davide Astori: episodio di tachiaritmia

A quanto pare invece le cose non sono andate esattamente così. Per lo meno non lo è per i professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene, che hanno consegnato in questi giorni i risultati della perizia sulla morte di Davide Astori. Nel grande lavoro fatti dai due esperti incaricati dal pm Barbara Loffredo si parla infatti di tachiaritmia, ossia di una accelerazione improvvisa dei battiti del cuore, andato a cento all’ora che non ha dato scampo allo sportivo.

Si tratta esattamente di una perizia con giudizio contrario rispetto a quella iniziale.

Astori non sarebbe morto nel sonno

Quello di Davide Astori, dunque, sarebbe il primo e l’ultimo sintomo della malattia. Secondo i periti, il capitano che quella mattina era stato trovato senza vita nel suo letto d’albergo, non sarebbe morto nel sonno. Forse dunque il giovane atleta si sarebbe salvato se avesse condiviso la camera con qualcuno, che in qualche modo avrebbe potuto dare l’allarme. Secondo un consulto medico raccolto dalla nostra redazione possiamo ipoteticamente elaborare le cause che avrebbero condotto all’episodio tachiaritmico. Dal punto di vista biologico l’evento che ha portato all’accelerazione dei battiti cardiaci potrebbe essere stato causato dall’assunzione o dall’abuso di componenti farmacologiche a base di cortisone: come dimostrato dalla medicina uno degli effetti collaterali del corticosterone sarebbe proprio quello ricondotto alla tachicardia. I corticosterioidi infatti elevano la pressione arteriosa. Non è da escludere in via del tutto ipotetica che a causare l’accelerazione cardiaca possa essere stato il rilascio di adrenalina nel sangue. Secondo questa ulteriore ricostruzione permangono interrogativi: cosa ha causato questo presunto fenomeno ormonale? Perché Astori avrebbe dovuto assumere cortisone? Il mistero sarà svelato dopo il referto dell’autopsia.

Il giorno della tragedia, del resto, nessuno aveva notato in lui qualcosa di strano. “Era sereno, gentile, allegro, come sempre”, aveva dichiarato in lacrime Marco Sportiello, portiere della Fiorentina con il quale aveva giocato alla playstation fino alle 23 di quella sera. La mattina dopo era poi avvenuta la tragica quanto insopportabile scoperta. Antonio De Nicolo, procuratore di Udine, ha intanto fatto delle piccole dichiarazioni sul caso. “Non posso anticipare nulla. Posso solo dire che sul caso è aperto un fascicolo a carico di ignoti. La collega sta studiando il documento. Non appena il lavoro sarà terminato decideremo se proseguire l’indagine o chiedere l’archiviazione”. Sentendo queste parole, non può che venire alla mente la tragedia di un altro calciatore, Piermario Morosini. Lui era morto sul campo nel 2012 a causa di una cardiomiopatia aritmogena.

Davide Astori era legato alla modella Francesca Fioretti, dalla quale aveva avuto la figlia Vittoria nel 2016. In seguito alla sua morte, sia la Fiorentina sia il Cagliari hanno deciso di ritirare la maglia numero 13. Astori era solito indossarla in virtù della sua ammirazione per Alessandro Nesta.

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