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L’opinione di Fabrizio Capecelatro

Ddl Zan affossato: vogliamo i nomi dei traditori

Lega e Fratelli d'Italia non fanno mistero di essere razzisti, omofobi e forse pure un po' fascisti. Il problema sono i 19 senatori che non hanno neanche il coraggio di dire che anche a loro i gay fanno un po’ schifo.

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Vogliamo sapere i nomi. I nomi dei traditori, che – nascosti da una spessa tenda di velluto – hanno votato perché il Ddl Zan non venisse ulteriormente discusso in Parlamento. Perché quello che è stato respinto ieri non è il Ddl Zan, ma che in una democrazia si discutesse di una proposta di legge per poi, eventualmente, approvarla.

Ed è stata respinta da chi, nel frattempo, incita la piazze a parlare di dittatura sanitaria. Quindi l’obbligo del Green pass per lavorare è una dittatura, non voler discutere neanche un legge invece è democrazia?

Ma diciamoci la verità: da loro ce lo aspettavamo. Anzi, loro ce lo hanno sempre detto e, tutto sommato, non ne fanno mistero. Salvini, Meloni e la loro claque non hanno mai nascosto di essere razzisti, xenofobi e tuttosommato pure un po’ fascisti.

Lo dicono apertamente e, se non lo dicono, non lo smentiscono, anzi lo fanno capire. Avete mai sentito Salvini o la Meloni prendere davvero posizione dopo un caso di violenza contro un omosessuale? Anche se quell’omosessuale è italiano, ariano, padano?

No, non lo hanno mai fatto. E non lo hanno mai fatto perché con ogni probabilità i loro elettori erano quelli che lo hanno picchiato, seviziato e magari pure ucciso, non certo la vittima.

Ma questo rientra nel normale gioco delle parti: se sei gay non voterai mai un partito che non difende i diritti dei gay, se sei una persona di merda sicuramente voterai i partiti che non fanno nulla per evitare che tu possa essere pericoloso.

E poco importa che il Ddl Zan andasse anche e tutela dei disabili, quelli per cui proprio Salvini volle istituire un Ministero (inutile) ad hoc, salvo poi lasciare che un ragazzino disabile possa essere bullizzato a scuola e, magari, facendo pure l’occhiolino divertito al bullo.

Il problema sono i 19 senatori che si nascondo dietro l’anonimato, che non hanno neanche il coraggio di dire che anche a loro i gay fanno un po’ schifo o che quantomeno ancora pensano che siano dei malati e che un’azione correttiva, di quelle un po’ violente, possa guarirli.

E non venite a dirci che è per difendere la libertà di espressione o di opinione che la legge Zan avrebbe ostacolato, perché non ci credete neanche voi. Altrimenti l’avreste discussa la proposta di legge e avreste fatto in modo di modificare, nel dibattito, quella parte.

Quella parte che peraltro nel Ddl Zan è assolutamente molto chiara e in nessun modo ostacola la libertà di espressione, al massimo la libertà di insulto: “Art. 4 (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) – Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

Sul Ddl Zan sono infatti state dette molte, troppe falsità: la prima è quella che avrebbe impedito la legittima libertà di opinione sui temi connessi ai diritti degli omossessuali, ad esempio quello di sposarsi o di adottare. Ed è ampiamente smentita dal virgolettato precedente.

La seconda è che la legge si concentra unicamente sull’aggravare le pene per chi si macchia di atti di violenza, già puniti dalla legge, per motivi omofobi. E basta guardare il titolo (non leggerlo eh!) del disegno di legge per vedere che questo è soltanto il secondo punto di 2 della proposta di legge: prima del contrasto, infatti, c’è la prevenzione. E credevo che prevenire fatti di violenza potesse essere una volontà condivisa da tutti, forse tranne che dai picchiatori di professione.

titolo ddl zan

La terza è che sarebbe ingiusto prevedere pene ulteriori per chi si è macchiato di reati soltanto perché lo ha fatto per omofobia: “i delinquenti – fanno finta di dire gli oppositori della legge – vanno puniti tutti in modo uguale”. Ebbene in Italia avvengono, secondo le statistiche, un caso di violenza per motivi di omofobia ogni due giorni e ci sono almeno 50 richieste di aiuto al giorno. E questi sono soltanto i casi denunciati: non a caso, la città con più episodi di violenza – stando alle denunce, sarebbe Milano. Ora è difficile pensare che in contesti più piccoli e “chiusi” non ci possano essere episodi non denunciati, magari per vergogna o per paura. Allora non siamo di fronte a un’emergenza? E di fronte alle emergenze non hanno sempre funzionato le cosiddette leggi speciali, che vanno a punire diversamente uno stesso reato a seconda del motivo e del contesto in cui è avvenuto? Non è stato così con il terrorismo? Non è stato così con la mafia? E allora perché non dovrebbe essere così anche con l’omotransofobia?

Ah giusto, perché 19 ignavi non hanno il coraggio di dire da che parte stanno: se dalla parte delle vittime o dei colpevoli.

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