Fabrizio De André e Dori Ghezzi: tutto sul loro sequestro
Fabrizio De André e Dori Ghezzi: tutto sul loro sequestro
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Fabrizio De André e Dori Ghezzi: tutto sul loro sequestro

fabrizio de andré
fabrizio de andré

Il 27 agosto 1979 Fabrizio De André e Dori Ghezzi vennero sequestrati in Sardegna: la loro prigionia durò 117 giorni, fino alla liberazione a dicembre

Il sequestro di Fabrizio De André è stato un caso di rapimento accaduto in Sardegna nel 1979. Di esso furono vittime il cantautore genovese insieme alla sua compagna, la cantante Dori Ghezzi. Fabrizio De André sbarcò per la prima volta in territorio sardo nell’estate del 1968, precisamente a Portobello di Gallura, ancora lontana dalla mondanità che in quegli anni iniziava a investire le coste dell’isola. In poco tempo fu colpito da quello che chiamava “mal dei sardi”, affascinato dal mistero e dalle suggestioni di una delle isole più belle del Mediterraneo.

Fabrizio De André

Nel 1976 De André si trasferì in Gallura, nelle campagne di Tempio Pausania, assieme alla compagna Dori Ghezzi. La coppia comprò 150 ettari di terra divisi in tre appezzamenti distinti. In uno di esse, l’Agnata, la coppia recuperò e ristrutturò un vecchio stazzo a fondo valle, circondato da un boschetto di lecci e querce. Lo stazzo diventò una vera e propria fattoria.

Fu lì che, a partire dal 1994, l’attività agro-pastorale si affiancò quella di agriturismo.

Il luogo, come amava ripetere De André, era una terra che lavorava anche con le sue mani e che un giorno sperava di lasciare ai suoi figli, “perché non avranno molto dai diritti d’autore delle canzoni del padre”.

De André Ghezzi

Il sequestro

Dalle indagini successive al sequestro, venne fuori che i banditi, prima di entrare in azione, rimasero nascosti per alcuni giorni prima fra i cespugli vicino alla tenuta dell’Agnata. Controllavano con un binocolo i movimenti delle vittime. Il 27 agosto 1979, giorno del sequestro, a casa De André c’era un viavai di persone. Erano presenti i genitori di Dori, la sorella e il cognato con i figli, oltre ad altri amici. Alla sera, uno dopo l’altro lasciarono la casa.

sequestro De André

I genitori di Dori portarono via anche la piccola Luvi, figlia della coppia. Attorno alle 20 Fabrizio De André e Dori Ghezzi rimasero soli in casa.

Dopo cena, intorno alle 23, la coppia si stava preparando per andare a dormire, quando Dori sentì qualcuno salire le scale del piano superiore. Sapendo che Fabrizio era scalzo, si affacciò al ballatoio per capire cosa stesse succedendo. A quel punto fu aggredita da due uomini armati, con il volto coperto da un cappuccio e due fori all’altezza degli occhi. Un terzo malvivente intanto teneva a bada Fabrizio, puntandogli un fucile. Dalla casa fu portato via anche il fucile winchester che Fabrizio teneva nella sua camera da letto e una confezione di munizioni.

sequestro Ghezzi

La prigionia

I prigionieri rimasero nel loro nascondiglio per circa una settimana, dormendo all’aperto. Quando a Dori e Fabrizio vengono levate le bende, i due custodi erano sempre incappucciati. Ogni sera arriva un terzo componente della banda portava loro viveri e vestiti di ricambio. Poi la coppia venne spostata in un nuovo rifugio, dove rimase per qualche mese.

Racconterà Dori: “Quando è iniziata la stagione fredda ci hanno dotato di una piccola tenda per ripararci dalle intemperie. Abbiamo sostato in quel luogo fino alla fine delle trattative portate avanti dai secondi emissari. Le informazioni che ci davano erano che il padre di Fabrizio non volesse pagare il riscatto”.

De André, Ghezzi, Vasco Rossi

La liberazione

Alle 11 di sera del 20 dicembre, a pochi chilometri da Alà dei Sardi, fu rilasciata Dori Ghezzi, che venne soccorsa da don Vico. Alle 9 di sera del giorno seguente, invece, venne liberato Fabrizio, vicino a Buddusò. Erano passati 117 giorni dal sequestro.

Fabrizio De André con Paolo Villaggio

Il 25 dicembre, la sera di Natale, i carabinieri di Tempio e del Reparto operativo di Sassari arrestarono Francesco Pala, ritenuto il basista del sequestro. Condussero agli arresti anche suo fratello, poi scagionato. Nei mesi successivi, incassato il riscatto, le varie componenti della banda si occuparono di “ripulire” il denaro. L’11 marzo 1980 i carabinieri di Radicofani arrestarono il veterinario Marco Cesari, che aveva versato 13 milioni di lire presso uno sportello della Banca Popolare di Chiusi.

Inizialmente l’uomo negò un suo coinvolgimento nel sequestro, ma poi di fronte alle prove evidenti confessò e collaborò alle indagini. Fu lui a consentire l’identificazione degli altri componenti della banda.

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