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De Giorgi e il grano ucraino: “Missione ad alto rischio di incidenti”

Fregate, cacciatorpediniere, navi cargo e una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: De Giorgi e la "soluzione" al problema del grano ucraino

L'ammiraglio Giuseppe De Giorgi

In una intervista al Messaggero Giuseppe De Giorgi ha detto la sua sul nodo del grano ucraino e su un possibile atto risolutivo per metterlo a disposizione dei paesi che sono a rischio carestia, ma sarebbe una “missione ad alto rischio di incidenti”.

Quella di cui si sta parlando è una spedizione navale per mettere in protezione il grano ucraino e De Giorgi, ex Capo di Stato Maggiore della Marina, ha disegnato lo scenario di un “blitz” per scortare le riserve fuori dallo scenario bellico. 

De Giorgi e il “blitz” sul grano ucraino

Per lui e in termini di unità di impiego “sarebbero necessarie soprattutto fregate, cacciatorpediniere, navi rifornitrici ed elicotteri imbarcati.

La soluzione migliore sarebbe se l’operazione fosse sotto bandiera delle Nazioni unite. Fra le nazioni partecipanti, a mio parere, è opportuno che vi siano Italia, Turchia, Francia, Olanda, Danimarca e Germania”. Ovviamente c’è un ostacolo, ostacolo che potrebbe rivelarsi un problema, Vladimir Putin: “Il rischio sarebbe quello dell’uso della forza per reagire a un atto o un’intenzione percepita come ostile, anche per eventuali malintesi. Le conseguenze sarebbero imprevedibili negli effetti”. 

Le condizioni base per evitare incidenti

Ci sono quindi circostanze che andrebbero ad incentivare o a scongiurare un incidente, e l’ufficiale ne ha parlato: “La Russia dovrebbe impegnarsi a non sfruttare i corridoi sminati per le navi mercantili cariche di grano per fini militari. Eventuali tentativi in tal senso metterebbero in difficoltà la unità di scorta che si troverebbero in mezzo fra le navi russe e la prevedibile reazione ucraina. Altre situazioni di rischio potrebbero verificarsi in caso di avvicinamenti eccessivi da parte delle unità navali o di attivazione di sistemi radar nei confronti delle navi di scorta”.

E in ordine allo scalino giuridico? “La base più robusta sarebbe una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Sarebbe comunque necessario il consenso di Kiev per operare nelle acque territoriali ucraine per lo sminamento e per l’arrivo e la partenza dei convogli scortati”.

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