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De Rossi, la clausola ed i giornalisti
Calcio

De Rossi, la clausola ed i giornalisti

La firma è arrivata, De Rossi ha legato il suo futuro alla Roma: ora può partire la caccia al giornalista. Dalle prime ore di lunedì, infatti, le redazioni delle radio romane e di molti giornali nazionali sono piene di messaggi avvelenati dei tifosi giallorossi, che hanno scelto il modo più originale per festeggiare la permanenza di Capitan Futuro. Ma qual è la “colpa” di etere e giornali? Semplicemente quella di aver fotografato fedelmente i passi di una trattativa che è stata lunga e faticosa e che non ha fatto mancare periodi difficili durante i quali il pessimismo orientava gli umori dei entrambe le parti prima che evidentemente sia il clan-De Rossi che il nuovo management giallorosso decidessero di venirsi incontro per il bene reciproco: il primo rinunciando alla clausola (capestro), il secondo effettuando uno sforzo economico davvero notevole per una società in via di ricostruzione e che di fatto lega la propria affermazione ai destini di un giocatore, come la famiglia Sensi fece con Totti.

A metà strada sta la decisione di sfruttare a metà i diritti d’immagine, un altro piccolo “regalo” del giocatore alla sua squadra del cuore, che peraltro gli elargirà dieci milioni lordi fino al 2017.

O comunque fino a quando deciderà di rimanere perché, e questo lo sanno anche i tifosi più sentimentali, autografare un contratto non significa affatto certificare la propria permanenza in una società, soprattutto nel calcio d’oggi ed anche se essa è la squadra che ti ha formato da quando eri bambino. “Quello che mi ha spinto è la passione per questa squadra e questa gente. Mi sono reso conto che quello di cui ho bisogno sta qui” ha affermato il giocatore durante l’affollatissima conferenza stampa. Come dire che i momenti di incertezza ci sono stati (“Avevo avvertito che l’amore della gente nei miei confronti fosse scemato”), sebbene il pensiero comune sia che la stampa abbia cavalcato l’onda ingigantendo i problemi.

Niente di tutto questo, a meno di una possibilità: ovvero che tanto il giocatore che la società abbiano consumato un’apprezzabile commedia in più atti, allungando all’infinito una telenovela il cui finale era scritto. Ma il futuro lo conosce solo Dio, o meglio anche Luis Enrique.

In che senso? E’ presto detto: se quest’anno era la “stagione 0”, quella della ripartenza, ed un quinto o sesto posto non farebbero storcere il naso né ai tifosi né ai giocatori, fin dal prossimo campionato si attendono progressi significativi. “La mia è una scelta di cuore ma anche di testa, credo molto anche in questo progetto: mi aspetto molto da questa società”: parole chiarissime che spostano il successivo step tra sedici mesi. Se nell’estate 2013 il progetto-americano non avrà portato quantomeno la qualificazione alla Champions League i dubbi torneranno a fare capolino nella mente di De Rossi ed allora potrebbe tornare di moda quel non meglio precisato gentleman agreement che libererebbe il giocatore nel caso in cui la squadra non fosse competitiva come sperato.

Ed il futuro tornerà ad essere in dubbio: anche senza clausola.

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