Decreto Dignità è legge, l'opposizione "Dl disoccupazione"
Decreto Dignità è legge, l’opposizione “Dl disoccupazione”
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Decreto Dignità è legge, l’opposizione “Dl disoccupazione”

Luigi di Maio
Luigi di Maio

Tajani "Dai calcoli che abbiamo fatto, il decreto Dignità, rischia di provocare la perdita di oltre 130mila posti di lavoro. Un disegno scellerato".

Ok del Senato con 155 favorevoli e 125 contrari, solo 1 astenuto. Il decreto Dignità, disegno di legge simbolo del governo gialloverde, ha ricevuto il via libera dalle camere. L’opposizione protesta per i contratti a termine e lo stop alle pubblicità del gioco d’azzardo “Avete messo il bavaglio, dl Dignità? -80mila, bye bye lavoratori”. Un’approvazione in extremis quella che arriva in Aula dopo lo scioglimento del Milleproroghe: dei 700 emendamenti non ne è stato approvato nessuno (tutte proposte provenienti dalle opposizioni).

La prima reazione alla felicità dell’ufficialità di legge si è espressa attraverso il sorriso del premier Giuseppe Conte che stringe la mano al Ministro del lavoro Luigi Di Maio. Il vicepremier pentastellato ha commentato “E’ il primo decreto dopo tanti anni non scritto da potentati, mette al centro il cittadino, gli imprenditori, i giovani precari. Grazie agli incentivi verranno attivati 62mila posti stabili in più in due anni” -sul gioco d’azzardo poi continua così- “Oggi l’Italia guadagna un primato in Europa: è il primo Paese ad avere abolito la pubblicità del gioco d’azzardo.

Lo dedico agli operatori del sociale che ogni giorno cercano si salvare padri e madri dalle grinfie delle slot machine”.

Dignità o disoccupazione?

Cori grillini e cartelloni del Pd messi a tacere dalla presidente Casellati. La seconda carica dello stato riporta la calma in Aula dopo i festeggiamenti da stadio. Questa volta il coro si è tramutato da O-ne-stà a Di-gni-tà. “Vi ricordo che non siamo all’asilo” tuona la senatrice di FI, poi tutto torna alla normalità: quello stato di tranquillità che permette a chi ha assistito a questa piccola impresa legastellata, di riflettere sulle polemiche e sugli effetti che sortirà questa legge. Così aspettando di poter mirare nero su bianco il dl Dignità sulla Gazzetta ufficiale, i due schieramenti tornano alla lotta politica, diatriba in cui la maggioranza a 5stelle (mentre continua l’estenuante propaganda) grida all’ostruzionismo del Partito Democratico e gli stessi dem insistono circa la contraddizione di questo nuovo provvedimento. I democratici non sono da soli.

In Aula De Bertoldi (Fratelli D’Italia) ha precisato “Se l’intento era quello di andare verso la decrescita felice, forse ci state riuscendo. Le piccole imprese stanno reagendo con rabbia a questo decreto che impone lacci e lacciuoli. Questa non è dignità, è creare complicazioni alle imprese”. Gli errori che vengono recriminati all’esecutivo consistono negli incomprensibili atteggiamenti adottati dallo stesso: dietrofront nella reintroduzione dell’articolo 18 e l’attacco di Confindustria in primis.

“Questo è il governo del No” precisa il capogruppo di Forza Italia Anna Maria Bernini: No vax, No tav, No tap e no a qualsiasi contraddittorio dalle opposizioni. L’abitudine alla risposta negativa dopo questa legge potrebbe insinuarsi nelle aziende e passare dai banchi di Montecitorio e Palazzo Madama alle scrivanie dei dipartimenti HR. Chi rischia è chi verrà penalizzato dalle regole antiprecariato contenute nel decreto: i precari a collaborazione o con contratto a termine. L’effetto di quello che ben presto verrà rinominato come “decreto Di Maio” è stato ipotizzato dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani “Dai calcoli che abbiamo fatto, il decreto Dignità, rischia di provocare la perdita di oltre 130mila posti di lavoro in dieci anni e non 80mila come aveva invece calcolato l’Inps. Si tratta di un disegno scellerato e anti industriale”.

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Francesco Leone
Francesco Leone 129 Articoli
Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.