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Di padre in figlia: Bassano del Grappa si indigna per gli errori storici della serie tv

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Nonostante gli ascolti record, dalla cittadina veneta si addita la serie tv "Di padre in figlia", accusata di dare una cattiva immagine dei bassanesi.

L’ultima puntata trasmessa martedì 25 aprile aveva registrato un ascolto di 6 milioni 565 mila spettatori con il 27,9% di share. Un successo. Ma mentre il vicepresidente della Vicenza Film Commission Roberto Astuni la loda, c’è chi, invece, storce il naso, preoccupato che l’Italia possa giudicare gli abitanti di Bassano del Grappa come un popolo di ubriaconi, dediti agli intrallazzi, evasori, arrivisti e senza scrupoli. Tutte critiche che emergono dai toni di qualche politico del luogo e dalla voce indignata nei tg locali.

Cosa ha fatto indignare i bassanesi?

Innanzitutto i peccati veniali di cui sembrano essere colpevoli gli sceneggiatori. Poi il dialetto, che non è proprio quello usato a Bassano del Grappa e, molto probabilmente, in nessuna altra località della zona. Infine, ci sarebbero diverse incongruenze storiche.

Ad esempio, nella casa della famiglia Franza, si vedono oggetti che sono stati inventati soltanto anni dopo. Uno di questi è la caldaia appesa al muro dell’appartamento padovano dove vive Maria Teresa (Cristiana Capotondi). Inoltre, si sono visti, più volte, distributori automatici di sigarette che, chiaramente, all’epoca non c’erano. Un’altra incongruenza storica riguarderebbe Maria Teresa Franza. Questa afferma che le è stato offerto il dottorato subito dopo aver conseguito la laurea in Chimica. Ma il dottorato è stato introdotto soltanto nel 1980. Siamo di nuovo fuori epoca.

Ma a far davvero accapponare la pelle agli abitanti di Bassano sarebbero stati altri fattori. I cittadini sono preoccupati perchè i telespettatori avrebbero avuto dei loro stessi concittadini un’immagine negativa. Questi, proprio attraverso la serie, sarebbero stati descritti come un popolo di ubriaconi, di intrallazzatori, evasori e arrivisti senza scrupoli.

Ma anche di drogati, dal momento in cui troppo spesso è stato fatto uso dell’LSD. La ciliegina sulla torta? La saga di questa famiglia assolutamente inventata. Una narrazione che, invece, si interseca con la storia vera dell’Italia. Nessuna paura, però: una seconda stagione non ci sarà. Gli sceneggiatori, infatti, sono al lavoro su progetti tra loro del tutto differenti.

In realtà, non è la prima volta che alcuni cittadini si indignano per il ritratto delle loro città proposto da fiction italiane. Ricordiamo tutti, ad esempio, le polemiche suscitate dai romani per “Romanzo Criminale“, oppure i contrasti sorti per la serie tv “Gomorra“. Ma soprattutto quelli generati dalla controversa rappresentazione del Vaticano nella serie tv di successo “The Young Pope“. E la lista potrebbe essere assolutamente più lunga.

E’ un copione già visto. Al netto di tutte queste polemiche, però, “Di padre in figlia” appare comunque una fiction godibile. Ma deve essere presa per ciò che è, ovvero un racconto fittizio dalle tinte molto più soft rispetto alle serie tv sopra citate.

La storia narrata dalla fiction

La fiction trasmessa su Rai1 “Di padre in figlia” traccia la storia della famiglia Franza, produttori bassanesi di grappa. Una famiglia che, appunto di generazione in generazione, attraversano i grandi eventi della storia. La trama è basata su un soggetto scritto di Cristina Comencini e segue il filone dei cambiamenti socio-culturali dell’Italia, ricalcando “Questo nostro amore” o “La meglio gioventù”. Nel cast, anche Alessio Boni, padre padrone dell’era post-fascista, Stefania Rocca, moglie infelice, e Cristiana Capotondi, figlia in via di emancipazione.

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