Processo a Marco Cappato: sentenza rinviata
Processo a Marco Cappato: sentenza rinviata
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Processo a Marco Cappato: sentenza rinviata

Dj Fabo

Sono tre i possibili verdetti a cui Cappato può andare incontro: condanna, assoluzione oppure trasmissione degli atti alla Consulta.

E’ attesa per la giornata di oggi la sentenza del processo che vede coinvolto Marco Cappato, imputato per aiuto al suicidio nel caso relativo a Dj Fabo. Sono tre le possibili vie che possono essere intraprese: condanna, assoluzione (come richiede la Procura) oppure la trasmissione degli atti alla Consulta. La morte di Fabiano Antoniani (questo il vero nome di Dj Fabo), è avvenuta il 27 febbraio dello scorso anno in una clinica svizzera attraverso il suicidio assistito.

La sentenza per la morte di Dj Fabo

Dovrebbe arrivare quest’oggi la sentenza nei confronti di Marco Cappato, l’esponente dei Radicali che è stato imputato per aiuto al suicidio per la morte di Fabiano Antoniani, da tutti conosciuto come Dj Fabo. Sarà compito della Corte d’Assise di Milano pronunciare la decisione relativa alla morte di Dj Fabo, avvenuta il 27 febbraio di un anno fa attraverso il suicidio assistito in una clinica svizzera.

Sono tre i possibili verdetti che potrebbero essere dati dalla Corte: una sentenza di piena assoluzione (esattamente come richiesto dalla Corte), una condanna oppure la trasmissione degli atti alla Consulta per poter valutare la legittimità costituzionale del reato che è stato contestato.

Come già accennato in precedenza, lo scorso 17 gennaio la Procura di Milano ha richiesto l’assoluzione di Cappato, in quanto “il fatto non sussiste”. Secondo il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Sara Arduini, Dj Fabo, quaranta anni, che era rimasto cieco e paralizzato a causa di un incidente stradale, aveva il diritto di scegliere una morte dignitosa. Inoltre, sempre secondo il loro parere, se solo avesse avuto la possibilità di muoversi liberamente per trenta secondi, avrebbe da solo posto fine a tutte le sue sofferenze. Sempre secondo la Procura, Marco Cappato, che si autodenunciò il giorno successivo (facendo in questo modo partire l’indagine), accompagnando Dj Fabo in macchina in Svizzera lo aiutò nel’esercitare il diritto ad avere una morte dignitosa.

Ma questo non significa diritto al suicidio.

Il parere di Cappato

I pm avevano chiesto per Cappato l’archiviazione. Ma fu il gip Luigi Gargiulo a disporre l’imputazione coatta, spiegando che era stato proprio l’esponente dei Radicali a rafforzare il proposito di suicidio di Dj Fabo. Per questo motivo, i pm, in subordine alla richiesta di assoluzione in quanto il fatto non sussiste, hanno richiesto l’invio degli atti alla Consulta. Cappato, dal canto suo, nelle ultime dichiarazioni rilasciate in aula ha affermato: “Piuttosto che essere assolto per un aiuto giudicato irrilevante, mentre è stato determinante, preferirei essere condannato”.

Nel frattempo, l’Associazione Luca Coscioni, di cui Cappato è tesoriere, ha annunciato per giovedì una conferenza stampa alla Camera sul tema “I prossimi passi verso l’eutanasia legale”. A questa conferenza parteciperanno in particolare lo stesso Cappato, Filomena Gallo, Marco Gentili e Mina Welby. Il processo era cominciato ufficialmente lo scorso novembre e dunque per la giornata di oggi si attende la sentenza.

Sentenza rinviata

Si è risolto con un nulla di fatto il processo a Marco Cappato.

Il giudice ha infatti deciso di rinviare la sentenza inviando gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio.

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