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Don Librizzi: sesso coi migranti in cambio di asilo

Il sacerdote abusava della propria posizione per chiedere favori sessuali ai migranti in cambio della promessa di un permesso di soggiorno.

Don Librizzi, arrestato nel 2014
Don Librizzi, arrestato nel 2014

Quella di Don Sergio Librizzi è la storia di un abuso di potere: un prete che approfitta della propria posizione all’interno di una comunità per ottenere favori sessuali. Nel 2014, Don Librizzi è stato arrestato dalla procura di Trapani con l’accusa di concussione e di abusi sessuali a danno di migranti (almeno otto). Le vittime acconsentivano alle richieste del prelato in cambio della promessa di ottenere un permesso di soggiorno come rifugiato politico.

Il caso di Don Librizzi

Il pm che si è occupato del caso ha definito Don Librizzi un personaggio “molto influente“. Librizzi non era un semplice sacerdote. Al momento dell’arresto ricopriva il ruolo di direttore della Caritas di Trapani e faceva parte della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico richiesto dai migranti che sbarcano sulla costa trapanese.

Per anni, il sacerdote ha sfruttato la propria posizione per chiedere e ottenere favori sessuali. Raccontava ai migranti di avere molto potere in Commissione e che la sua parola avrebbe aperto facilmente tutte le porte necessarie per ottenere il certificato di rifugiato politico. Marcello Viola, il procuratore di Trapani, ha dichiarato: “Costringeva i giovani a prestazioni sessuali mediante pressioni, facendo leva sul suo ruolo apicale, sulla sua posizione di dominio”.

Ma tra le sue vittime non ci sono solo migranti. Compaiono anche alcuni italiani che hanno chiesto aiuto alla Caritas e che la disperazione ha spinto ad accettare le richieste di Don Librizzi.

Le indagini

L’indagine è stata condotta da Marcello Viola, procuratore di Trapani, aiutato dai sostituti procuratori Paolo Di Sciuva, Andrea Tarondo e Sara Morri.

Dall’inchiesta emerse che gli abusi continuavano da anni: le prime testimonianze risalgono al 2009. Fondamentali furono i racconti delle vittime: sono almeno otto le persone che hanno accettato di parlare. Gli inquirenti collocarono allora delle “cimici” nell’auto del sacerdote, utilizzata da Don Librizzi per commettere gli abusi. Nel 2014, il prete venne arrestato con l’accusa di concussione e abusi sessuali. Il procuratore Viola ha dichiarato: “Abbiamo chiesto ed ottenuto la custodia cautelare in carcere perché c’è il rischio di inquinamento delle prove, ma anche della reiterazione del reato”.

Tutti sapevano

Erano in molti a sapere cosa accadeva nell’auto di Don Librizzi. L’ecclesiastico godeva di un grande prestigio a Trapani, tanto da essere considerato un intoccabile. In pochi, negli anni, hanno tentato di opporsi e di denunciare alla polizia il comportamento del sacerdote.

“I pochi coraggiosi che hanno avuto la forza di tentare di opporsi alle sue reiterate malefatte hanno subito intimidazioni, minacce, vere e proprie aggressioni“, ha dichiarato il gip Antonio Cersosimo. Chi ha deciso di sporgere denuncia è stato costretto a “mettere tutto a tacere con il chiaro effetto di creare intorno al Librizzi l’aura di soggetto intoccabile e impunibile“. Sembra che minacce e intimidazioni non venissero solo da Librizzi ma anche dalle istituzioni.

Un vero e proprio sistema che funzionava grazie al silenzio di chi sapeva. E Don Librizzi, conscio del clima di omertà, nel tempo si era fatto sempre più spavaldo. Secondo la testimonianza di un interprete, il sacerdote arrivò a chiedere favori sessuali a un immigrato tunisino durante un colloquio, mentre lo accarezzava sul viso e sotto la maglietta.

Alcuni, come Don Messan, avevano cercato di convincerlo a prestare più attenzione: “Devi guardarti dal di dentro Sergio. C’è gente che dice cose e le giura pure”.

Il vescovo Miccichè

Nel sistema di protezione che Don Librizzi aveva creato intorno a sé compariva anche Francesco Miccichè, ex vescovo di Trapani. I due prelati avevano stretto un patto segreto per aiutarsi a nascondere i rispettivi reati. “Sergio, voglio la tua solidarietà pubblica, non ti dimenticare cosa ho fatto per te, per coprire i tuoi problemi“, sono le parole pronunciate dal vescovo all’ex direttore della Caritas.

La solidarietà pubblica di cui parla Miccichè è riferita a uno scandalo scoppiato a Trapani, quando si scoprì che il vescovo aveva sottratto denaro dell’8 per mille destinato alla Chiesa. Lo stesso Librizzi avrebbe fatto da garante per giustificare i soldi sottratti, creando ad hoc una falsa documentazione. I dettagli del patto sono stati rivelati dallo stesso Librizzi durante gli interrogatori.

Il processo

Il primo processo, con rito abbreviato, contro Sergio Librizzi si è tenuto nel marzo del 2015. I suoi legali lo presentarono come un uomo malato, che soffriva di una patologia (“sindrome del Don Giovanni”) per cui era spinto a compiere abusi sessuali. Ma i periti Domenico Micale e Maurizio Marguglio dimostrano che il prete era in grado di intendere e di volere, dunque completamente responsabile delle proprie azioni.

Il 30 ottobre del 2015, Librizzi è stato condannato in primo grado a 9 anni di carcere, a fronte dei 10 anni di reclusione chiesti dal pm Andrea Tarondo.

Nell’aprile del 2017, il sacerdote è comparso davanti alla Corte d’Appello per far riesaminare il proprio caso. Ma il tribunale di Palermo ha confermato la condanna a 9 anni emessa in primo grado.

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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