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Donald Trump ancora davanti a tutti, solo Fiorina sembra reggere
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Donald Trump ancora davanti a tutti, solo Fiorina sembra reggere

Al termine del secondo dibattito interno al Partito Repubblicano d’America, a uscire a testa alta, davanti a tutti, è stato ancora una volta il sempre più sorprendente Donald Trump.

Tre ore di proclami, accuse reciproche e battute (alcune di dubbio gusto) hanno animato il palcoscenico su cui si sono sfidati gli undici rimanenti (erano in diciassette, all’inizio) candidati repubblicani alla Casa Bianca.

Fra tutti, come detto, ha brillato in modo particolare il super miliardario Donald Trump, abituato più di ogni altro allo show e, per carattere, sempre incline alla battuta velenosa, a volte scollegata dai contenuti, ma facile da ricordare ed efficace nel mettere in difficoltà l’interlocutore.

L’unica che ha provato a tenergli testa è stata l’ex amministratore delegato di Hp Carly Fiorina, di cui Trump nei giorni scorsi aveva lanciato lo slogan “Vorreste mai una presidente con questa faccia?”. La Fiorina ha accusato Trump da subito, dicendosi certa “che tutte le donne del Paese abbiano ascoltato molto chiaramento cosa mister Trump ha detto” e sentendosi ribattere, per tutta risposta, dal diretto interessato che lui pensa che lei “abbia un bel viso, che sia una bella donna”.

Surreale eppure efficace, Trump, che, però, poco dopo, ha affondato il colpo chiarendo che “Fiorina è stata definita una dei peggior Ceo della storia americana, non le affiderei nemmeno una delle mie società”, con chiaro riferimento al licenziamento con il quale la manager è stata rimossa dai vertici Hp.

“L’ho guidato (il gruppo Hp, ndr) in tempi molto difficili” è stata la risposta, un po’ debole, della Fiorina, “mi sono fatta molti nemici per aver voluto cambiare lo status quo, per questo sono stata licenziata”.

Trump ha risposto o attaccato tutti, da Scott Walker che lo accusa di essere un “apprendista” e al quale ha ribattuto mettendo sul tavolo tutti i suoi successi manageriali, grazie ai quali si sente pronto a guidare il paese verso ottimi affari, a Rand Paul, al quale ha appiccicato una delle sue battute (“non ho mai giudicato il tuo aspetto, eppure ce ne sarebbe da dire a riguardo… “), all’assente George W.

Bush, del quale da detto che “ha aiutato Obama ad essere eletto”, costringendo – ed era proprio il suo intento – l’avversario Jeb Bush al fastidioso ruolo di difensore dell’operato del fratello.

A conti fatti, ha avuto la meglio su tutti, Donald Trump, che ha ancora una volta dimostrato di avere ben pochi rivali nell’arena di un dibattito pubblico.

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