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Draghi pronto al dietrofront sul Quirinale a pochi giorni dal voto

Da uomo del plebiscito alla prima chiama a possibile "silurato" dal fuoco amico: Draghi pronto al dietrofront sul Quirinale a pochi giorni dal voto

Mario Draghi

Mario Draghi sarebbe pronto al dietrofront sul Quirinale a pochi giorni dal voto e di fatto il suo sarebbe un dietrofront anche rispetto a ciò che aveva fatto trapelare prima di Natale, quando non aveva affatto disdegnato l’ipotesi di salire al Colle.

Ma cosa sta succedendo? Per Libero dopo le scelte non azzeccatissime su Bilancio e Pandemia il premier sta sperimentando un dissenso a cui non è abituato. Dissenso da cui ha chiaramente colto i segnali che un suo plebiscito alla prima chiama, unica eventualità ammessa, non è più poi così certo. Insomma, da nocchiero con libertà di rotta e credito fino ai mozzi di coffa Draghi, secondo l’analisi del quotidiano, è diventato come Bligh del Bounty, con tanti piccoli Fletcher pronti a mordergli gli stinchi con molta più confidenza rispetto ai toni ossequiosi e deferenti di una volta

Dietrofront Quirinale di Draghi: il premier sarebbe pronto ad evitare brutte sorprese alla prima chiama

Il primo problema di Draghi sarebbe formale, cioè legato ad una strategia comunicativa molto differente da quella del suo predecessore Giuseppe Conte. Se Draghi si intraversa non lo dice e non spiega come abbia fatto a farlo, mentre Conte avvisava le redazioni e si faceva trovare esattamente dove voleva che tutti fossero. Ma i problemi sostanziali sarebbero due: una Legge di Bilancio che alla lunga pare aver dato ragione al censuratissimo Landini che neanche più a Tele Pannocchia lo invitano e una serie spaventosa di misure anti covid di rara ed agghiacciante inefficacia.

E a dirlo non sono solo personaggi politici neutri come Calenda (“il governo si è inceppato”) o sciabolatori patentati come Grillo che fa la Meloni ed evoca scenari orwelliani

Sul Quirinale Mario Draghi è pronto a fare dietrofront: il battesimo amaro del “fuoco amico”

No, a dire che le cose vanno malissimo adesso c’è gente come Luca Zaia. Lo ha fatto con robe affatto tenui del tipo “l’unica novità è il caos, dettato da un decreto che impone delle fasi di testing che sono insostenibili.

Io ho chiesto al governo di avere una espressione del Comitato tecnico scientifico sulla riapertura delle scuole, non ho avuto risposte”. O ancora sull’obbligo vaccinale modello Ikea per gli scaglioni di cittadini, in 24 comode rate: “Se è un obbligo di natura sanitaria, è inattuabile: è impensabile che in un paese civile si accompagni qualcuno con la forza pubblica per essere vaccinato”. 

Caos nei test covid, obbligo vaccinale e braccio di ferro sulle scuole aperte, Draghi riflette e potrebbe fare dietrofront sul Quirinale

Insomma, fra caos testing, obbligo vaccinale a cottimo, finanziaria blanda e attorcigliata sui già ricchi e polemica su Dad e smart working le quotazioni di Mario Draghi sono talmente giù che Mario Draghi potrebbe arrivare a non provarci neanche a scalare il Colle. Solo che restare a Palazzo Chigi per più di qualcuno non è più la scelta migliore per tutti gli italiani, a meno che Draghi non decida di restarci bene. E con tutti e due i piedi dentro. Anche a fare la tara ai tentativi del mainstream schierato di preparare il terreno a Berlusconi che ad andare al Colle proprio non ci vuole rinunciare.

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