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Draghi si candida alla Presidenza della BCE
Economia

Draghi si candida alla Presidenza della BCE

E’ apparsa in questi giorni sul New York Times un’intervista a Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, e ha fatto intravedere quello che era già evidente, ovvero la disponibilità a porre per la sua candidatura alla presidenza della Banca Centrale Europea. Il fatto che il NYT, quotidiano di punta dell’establishment Usa, abbia dato spazio alle sue esternazioni fa intuire che il Governatore della Banca centrale Italiana gode la stima e il prestigio negli ambienti finanziari delle maggiori piazze mondiali.
In questo momento l’accreditato antagonista, il presidente della Bundesbank, Axel Weber, ha ritirato la sua candidatura che era già stata presentata come sicura e vincente dal cancelliere Angela Merkel.
Dalla City londinese per arrivare a Wall Street, Mario Draghi ha molti particolari che lo fanno diventare un dirigente economico che riscuote molte simpatie, in un mondo che ha per obiettivo la realizzazione di un mercato globale sicuro e affidabile, dove i prodotti, i capitali e la forza lavoro possono godere di una concretizzazione reale, in un quadro di massimo rendimento.
L’idea di Stato che sta prendendo corpo è quella che svolge la funzione d’incoraggiare una politica di globalizzazione, in modo tale da entrare in profondità nel tessuto economico della nazione, suggerendo contesti politici che tendono ad ampliare la gestione economica del paese in tutti i suoi aspetti, la categoria politica non fa altro che espletare le necessità del mercato.
Inoltre la stima e il prestigio che gode l’attuale governatore di Via Nazionale, viene dato anche per il semplice fatto che è stato vice presidente per l’Europa della banca anglo-americana “Goldman Sachs”, istituto bancario salvato da Barack Obama, con un prestito di 7,5 miliardi di dollari.

Questa banca la possiamo considerare una delle principali responsabili del crack finanziario che è avvenuto nel 2007-2008, inoltre è stata recentemente messa stato di accusa per il modo in cui ha gestito il debito pubblico greco.
Nell’intervista rilasciata da Mario Draghi al quotidiano americano, ha voluto precisare che «è entrato in “Goldman” dopo che le operazioni era state già avviate», in ogni caso, non c’è nessun coinvolgimento in prima persona sulle questione della nota Banca Americana.
Con il New York Times, Draghi ha precisato che non andrebbe a stravolgere l’assetto politico della BCE, in realtà proseguirebbe la linea proposta dall’attuale presidente francese, Jean Claude Trichet.
«La politica monetaria della Banca Centrale Europea – come ha fatto notare Mario Draghi – deve puntare prima di tutto sulla stabilità dei prezzi.

In questa fase, le banche centrali stanno cercando di capire se le tensioni sui valori petroliferi avranno un effetto permanente sull’inflazione, o se invece si tratta soltanto di un problema temporaneo». La stessa BCE, ha ricordato Draghi, non ha toccato i tassi d’interesse da molto tempo. Questo è il frutto di una politica che punta ad assicurare le aspettative sull’inflazione che rimangano contenute.
Questa puntualizzazione sembra rispondere alle preoccupazioni tedesche, il successo di una candidatura italiana potrebbe comportare effetti negativi sulla tenuta dei prezzi nell’area dell’euro, per il fatto che il nostro debito pubblico è superiore al 115% sul nostro Prodotto Interno Lordo, rivelando tutte le debolezze del caso.
Il governatore della Banca d’Italia condivide l’acquisto di titoli di Stato da parte della BCE e anche se, ha aggiunto, «tale misura deve essere limitata nel tempo e dovrebbe essere compensata dalla riduzione della quantità di denaro in circolazione nel singolo Stato.

Soprattutto – ha precisato – toccando il punto cardine della questione, una misura del genere non dovrebbe mai violare il Trattato di Maastricht, che garantisce l’indipendenza della BCE». In altre parole, gli Stati, i governi, non dovrebbero mai cercare di obbligare la BCE a comprare i propri titoli pubblici.
Questo dimostra che il processo di centralizzazione della sovranità in Europa, con la Commissione e la BCE sono sempre più potenti, e hanno un ruolo chiave e determinate che non può essere fermato.
Draghi non ha voluto presentarsi soltanto come un rappresentante del Mercato, ha voluto precisare che «le società e i governi devono poter permettere che una grande istituzione finanziaria fallisca, senza che questo possa creare disagi al mercato e senza andare ad utilizzare il denaro dei contribuenti».
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si è augurata che la candidatura italiana possa andare avanti, in quanto il Governatore di via Nazionale avrebbe tutte le carte in regola e soprattutto «tutte le competenze, le capacità e la credibilità» necessaria a svolgere il ruolo di presidente nella BCE.

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