Due detenuti evasi, erano affiliati alla Sacra Corona Unita
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Due detenuti evasi, erano affiliati alla Sacra Corona Unita
Cronaca

Due detenuti evasi, erano affiliati alla Sacra Corona Unita

carcere torino

Entrambi i detenuti sono evasi dal carcere Lorusso Cotugno di Torino usufruendo di un permesso premio.

Due detenuti non sono rientrati in carcere, dopo aver concluso il permesso premio. E’ accaduto a Torino, nel carcere Lorusso Cotugno (ex Vallette) di Torino. I due casi si sono verificati il 26 e il 27 giugno. “Se questa non è un’emergenza, non sappiamo come definirla” ha commentato Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria (Osapp).

Due detenuti evasi in meno di 24 ore

Due uomini, usufruendo del permesso premio, non sono più rientrati nel penitenziario del capoluogo piemontese. Le Forze dell’ordine stanno intensificando la ricerca dei due evasi. Uno dei due era stato condannato per omicidio, associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2020. N.D.C. ha 55 anni; non ha fatto ritorno in carcere martedì 26 giugno, concluso il permesso di quattro giorni. Dopo il primo episodio, l’Osapp ha dato notizia di un secondo detenuto, italiano e di cinquant’anni, scomparso. S.M.

avrebbe fatto perdere le proprie tracce mercoledì 27 giugno e, anche in questo caso, dopo un permesso premio di cinque giorni. La sua condanna per rapina si sarebbe conclusa nel 2020. Le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente se le due fughe siano legate l’una all’altra, ma c’è un dettaglio che potrebbe rendere credibile una sorta di collaborazione tra i detenuti N.D.C. e S.M.: entrambi, in passato, sono stati affiliati alla Sacra Corona Unita. Non sarebbe perciò improbabile che i due uomini abbiano concordato l’evasione.

Il comunicato dell’Osapp

La reazione dell’Osapp è stata molto dura. “Tali storture del sistema penitenziario trovano perfetta corrispondenza con l’eccessivo concessivismo e buonismo ad ogni costo, sulle spalle prima della Polizia Penitenziaria e poi dei comuni cittadini- afferma in cui comunicato Leo Beneduci– giustificati da presunte ingerenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla modalità di gestione delle carceri in Italia e che, invero, oggi rendono sempre più l’idea di essere state determinate su dati errati o costruiti ad hoc”.

Il segretario generale del sindacato della polizia penitenziaria afferma che “se nella concessione di permessi premio a detenuti che poi evadono concorrono una serie di pareri favorevoli, (…) è innegabile che essendo gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria gli unici che conoscono veramente i detenuti (…), è alla Polizia Penitenziaria debitamente organizzata nel ruolo e nelle funzioni, che spetterebbe la principale valutazione, come invece non è, della pericolosità e dell’effettivo recupero sociale dei soggetti che nel carcere scontano il proprio debito nei confronti della società civile”.

La mafia pugliese in cerca del consenso

La Sacra Corona Unita è un’organizzazione criminale di stampo mafioso che ha la Puglia come principale territorio di attività. Il forte intervento dello Stato nel combatterla l’ha indebolita, ma non distrutta. Nel 2016 il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, è intervenuto durante una riunione del Consiglio Regionale in merito alle ipotesi di creare due commissioni, una in merito al contrasto alla criminalità organizzata, l’altra contro la corruzione. “Non è mancato qualcosa al contrasto dei fenomeni mafiosi. C’è stato anzi un contrasto particolarmente rigoroso, continuo e approfondito- ha spiegato Cataldo Motta, le cui parole sono state riportate da Il Mattino– Ciononostante le associazioni mafiose locali hanno fatto il loro corso e sono arrivate al momento della ricerca del consenso sociale, che purtroppo stanno ottenendo”: un fenomeno criminale che, come tutte le mafie, ha risvolti anche sociali.

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