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E-Vax, a che punto siamo con il vaccino anti Covid italiano che protegge anche dalle varianti

Dalla collaborazione tra Takis, Rottapharm Biotech e IGEA nasce e-Vax, il primo vaccino italiano a DNA che sfrutta la tecnica dell'elettroporazione.

vaccino italiano evax

Era il 4 maggio 2020, la prima tappa del lungo e zoppicante cammino verso quella “nuova normalità” che a fatica inseguiamo da oltre un anno e che ancora non siamo riusciti ad afferrare con mano abbastanza salda da non farcela scappare a ogni allentamento delle restrizioni.

Un anno fa l’inizio della fase 2 dell’emergenza Coronavirus – ribattezzata così dall’allora premier Giuseppe Conte – ci ha colto spaesati e impauriti, impreparati ad affrontare la lunga guerra di trincea che ci attendeva. Il vaccino, per non parlare di una cura, sembrava solo un miraggio.

E invece, prima della fine dell’anno, è arrivata la tanto attesa autorizzazione per il primo vaccino contro il Covid, quello di Pfizer, seguito a poche settimane di distanza da Moderna, Astrazeneca e Johnson&Johnson.

Tra via libera e sospensioni, paure, speranze e non poche difficoltà, siamo arrivati – il 30 aprile 2021 – a tagliare il traguardo tanto atteso delle 500mila dosi di vaccino somministrate in un giorno.

Mezzo milione di dosi in 24 ore e nessuna proveniente da un’azienda italiana. Un’evidenza davanti alla quale la domanda sorge spontanea: perché, pur avendo tanti centri di eccellenza e tanti bravi ricercatori, continuiamo a dipendere totalmente dalle forniture (e dai ritardi) di case farmaceutiche straniere? Perché il governo (anzi, i governi: Conte II prima e Draghi poi) continua a puntare sull’acquisto di dosi dall’estero e non sul finanziamento della ricerca italiana?

In un laboratorio alle porte di Monza c’è chi sta provando a rispondere a queste domande e a mettere a punto un’alternativa tutta italiana ai vaccini a Rna messaggero e a vettore virale.

vaccino covid eVax - sede Rottapharm Biotech Monza

Il 1 marzo si è aperta la Fase 1 della sperimentazione del vaccino a DNA COVID-eVax (il secondo vaccino italiano ma il primo a livello europeo con tecnologia a DNA a raggiungere lo stadio clinico), sviluppato dalla società biotecnologica Takis in collaborazione con la società di ricerca Rottapharm Biotech e con l’IGEA di Carpi (Modena).

Il nostro vaccino è diverso dagli altri innanzitutto perché impiega la tecnica del DNA, che è simile a quella dell’RNA messaggero già utilizzata da Pfizer e Moderna, ma con una differenza sostanziale” ci spiega il dottor Luca Rovati, presidente e direttore scientifico della monzese Rottapharm Biotech. “Noi iniettiamo nell’organismo una molecola che sta a monte dell’mRna e che stimola l’organismo a produrre una piccola porzione della proteina Spike, stimolando così la risposta immunitaria“.

vaccino covid eVax dottor Rovati

Il DNA, però, è una molecola molto grande, più dei suoi derivati (tra cui l’mRna), e proprio la sua dimensione impedisce il suo ingresso spontaneo nelle cellule in cui deve stimolare la risposta immunitaria. Per far sì che il vaccino funzioni, precisa Rovati, abbiamo bisogno di “aprire dei pori sulla superficie cellulare attraverso la somministrazione di una scossa elettrica molto blanda“.

Una tecnica innovativa, chiamata elettroporazione, sviluppata dalla IGEA di Carpi, un’azienda nel modenese specializzata nei Medical Device che ha realizzato un macchinario in grado di generare gli impulsi elettrici capaci di indurre la cellula ad “accogliere” il DNA contenuto nel vaccino. “Al momento si tratta di un macchinario ancora abbastanza complesso e ingombrante, ma l’obiettivo è renderlo portatile, non più grande di un scatola da scarpe – continua Rovati – Prevediamo di distribuire un prodotto finito che comprende il vaccino e il macchinario per inocularlo. Il suo costo sarà paragonabile a quello del vaccino Pfizer“.

Il generatore di impulsi verrà collegato a una pistola provvista di elettrodi e che contiene al suo interno la siringa per la somministrazione del vaccino. In questo modo “l’inoculazione del siero avviene contemporaneamente all’elettroporazione, senza bisogno di due passaggi distinti” spiega la dottoressa Federica Girolami, Business Development, Scientific Liaison and Drug Safety Director alla Rottapharm Biotech.

Convincere scettici e no vax dell’utilità del vaccino contro il Covid è una delle più grandi sfide che gli operatori sanitari sono chiamati ad affrontare in questi mesi. Una battaglia che gli scienziati combattono non solo con capacità e professionalità, ma anche con l’esempio. “Noi ricercatori siamo le nostre prime ‘cavie’, testare su noi stessi i farmaci che sperimentiamo è una pratica comune” ci confessa la dottoressa. “In questo caso, non ci siamo iniettati il vaccino ma abbiamo provato su di noi la pistola per l’elettroporazione, per stabilire la giusta dose di elettricità da somministrare: abbastanza per far aprire i pori cellulari, ma tollerabile. Siamo andati alla sede dell’IGEA, dove abbiamo incontrato il team di Takis, e abbiamo passato un’intera giornata a ‘spararci’. Nessuno si è lamentato“.

Nessun pericolo, dunque. Anzi, continua la ricercatrice, l’elettroporazione comporta grandi vantaggi: “Il nostro vaccino è semplice DNA sciolto in acqua. Non utilizziamo vettori virali, come avviene in Astrazeneca e Johnson&Johnson, né microparticelle, come Pfizer e Moderna, che sembrano essere la causa di alcuni effetti collaterali dei vaccini“.

vaccino covid evax - dottoressa Federica Girolami

Nel corso della Fase 1 (che coinvolge 80 volontari sani divisi in 4 gruppi con dosi diverse somministrate con o senza richiamo) “gli effetti collaterali sono stati molto scarsi, quasi assenti” rassicura Rovati. “Quando si parla di eventi avversi connessi alla somministrazione di un farmaco, però, bisogna sempre tenere presente che la sperimentazione clinica viene effettuata su un numero limitato di soggetti su cui si vedono gli effetti di tollerabilità più grandi, ma sfuggono quelli più rari, proprio come è successo per i vaccini Covid a vettore virale (Astrazeneca e Johnson&Johnson, ndr). Certi numeri non si raggiungono mai, neanche in Fase 3: bisogna attendere che il farmaco sia sul mercato“.

Perché il vaccino eVax prosegua la sperimentazione e, nel caso in cui si dimostri efficace, entri a far parte della campagna vaccinale, serve quel tipo di investimenti che solo uno Stato è in grado di garantire. “Non è possibile pensare che un vaccino per una pandemia sia finanziato solo da privati, tant’è vero che Gran Bretagna e Stati Uniti hanno investito miliardi per arrivare velocemente a sieri efficaci. È stato miracoloso, ma l’Italia da questo punto di vista è, come sempre, un po’ indietro. Abbiamo tra gli scienziati migliori al mondo, ma non riusciamo mai a trovare i fondi sufficienti per la ricerca innovativa” commenta amaramente Rovati.

vaccino covid evax - pistola

Takis e Rottapharm hanno bussato alla porta di Palazzo Chigi fin dall’agosto 2020 per chiedere finanziamenti ma “non abbiamo trovato grande appoggio. Tante buone intenzioni, sì, ma niente di concreto. Le cose sono cambiate con il governo Draghi. Ho parlato con il ministro Giorgetti e con il generale Figliuolo. A entrambi abbiamo presentato un piano che non prevede semplicemente lo sviluppo del nostro vaccino, bensì la creazione di una piattaforma di ricerca basata sulla tecnologia del DNA per trattare anche altre patologie“, tra cui alcuni tipi di tumore come il melanoma. Ora la palla passa al governo. Rovati è categorico: “Senza aiuti governativi, è assolutamente impensabile che, finita la Fase 1 e la Fase 2, possiamo anche solo passare alla Fase 3 da soli“.

Fase 3 che, secondo le stime e tenendo conto di “ritardi squisitamente burocratici“, dovrebbe iniziare entro la fine dell’anno, sulla base dei dati della Fase 2 attesi per novembre. Se ne verrà confermata l’efficacia, il vaccino italiano eVax potrebbe essere disponibile entro la prima metà del 2022, ovvero – secondo la tabella di marcia del governo – quando la campagna vaccinale avrà ormai esaurito, o quasi, la sua corsa. In questo quadro in cui gran parte della popolazione dovrebbe già essere vaccinata subito dopo l’estate, qual è l’utilità di un nuovo siero?

Ci sono diversi fattori da tenere in considerazione, spiega Rovati. In primo luogo, eVax “potrebbe essere dedicato a categorie particolari che al momento risultano escluse dalla vaccinazione di massa, come i giovani adulti, gli adolescenti e potenzialmente anche i bambini, tutti soggetti che meglio sopportano la lieve scossa elettrica con cui viene somministrato il vaccino“.

vaccino covid evax dottor Rovati

Il siero ideato da Takis e Rottapharm potrebbe inoltre essere l’arma vincente contro le tanto temute mutazioni del virus. “Il nostro vaccino sembra proteggere in maniera completa da tutte le varianti attualmente in circolazione, cosa che non sempre avviene con gli altri vaccini” spiega Rovati. “Questo perché noi andiamo a ‘insegnare’ all’organismo a riconoscere non tutta la proteina Spike, ma solo una sua porzione, quella che il virus utilizza per legarsi ai recettori della cellula ospite“. Una porzione così importante che il virus ha tutto l’interesse a conservarla il più possibile, anche nelle varianti, e proprio questa conservazione rende il Coronavirus più facilmente riconoscibile (e quindi attaccabile) da parte dell’organismo.

Ma soprattutto, continua Rovati, non bisogna dimenticare che “con questo virus dovremo probabilmente convivere a lungo. La vaccinazione andrà quasi sicuramente ripetuta, perché l’immunità ha un tempo limitato. Il rischio è che tra un anno ci ritroviamo con gli stessi problemi di oggi. Un anno fa siamo stati sorpresi dalla pandemia, ma essere sospesi una seconda volta sarebbe un grande, imperdonabile errore“.

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