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Ecco il vero tragico finale di Pinocchio. Libro originale aggiudicato per 10mila euro

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Pensate che i finali alternativi siano roba da web era? Illusi, c’è un certo Carlo Collodi che ci aveva già pensato alla fine dell’800.
Parliamo di Pinocchio, la storia del burattino che sogna di diventare un bambino, che ha stregato decine di generazioni.

La storia la conosciamo tutti, mille vicissitudini (la trasformazione in asino, la vita nella pancia della balena…) e poi il tanto desiderato lieto fine: Pinocchio impara ad essere un bravo bambino e lo diventa davvero grazie all’aiuto della fata turchina.
pinocchio

Personalmente ho sempre trovato inquietanti certi risvolti della storia. Da bambino la sola colonna sonora del cartone (non parlo di quello della Disney decisamente zuccherato ma di una delle mille versioni televisive) mi terrorizzava. Non mi sbagliavo: Pinocchio era una storia tragica e secondo Carlo Collodi, il giusto finale arrivava con l’impiccagione del povero burattino che veniva così castigato per tutte le sue marachelle.
La versione originale apparsa nel 1881 a puntate sul “Giornale dei bambini” col titolo “storia di un burattino” prevedeva proprio la morte del protagonista ma le centinaia di lettere di bambini disperati arrivate a Collodi hanno fatto ripensare il finale.

La versione originale stampata a Firenze dall’editore Paggi nel 1883 non è però andata perduta ma anzi, è stata vinta da un collezionista anonimo che se l’è aggiudicata per 10.000 euro ad un’asta romana di Bloomsbury.

Il libro termina così: «Oh babbo mio! Se tu fossi qui! E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito»

PAURA!


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