Svimez, reddito di cittadinanza: "I soldi non bastano"
Svimez, reddito di cittadinanza: “I soldi non bastano”
Economia

Svimez, reddito di cittadinanza: “I soldi non bastano”

reddito di cittadinanza

A marzo 2019 partirà il reddito di cittadinanza, con assegno da 780 euro al mese. Svimez avverte: "Le risorse non bastano neanche per il Sud Italia".

“I 780 euro del reddito di cittadinanza nelle tasche degli aventi diritto arriveranno a marzo 2019, potrà essere il giorno 15 o 30, sicuramente non il primo aprile visto che l’ironia si sprecherebbe. I soldi verranno accreditati su una normale card e chi non ha una tessera elettronica non verrà discriminato” ha rassicurato Luigi Di Maio in un’intervista rilasciata a Il Mattino il 19 novembre 2018. Appena tre giorni dopo, però, Svimez avverte che i 9 miliardi inseriti nella legge di bilancio non bastano nemmeno per coprire gli assegni del Sud Italia.

Reddito di cittadinanza

In base ai calcoli del’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, per 1,2 milioni di nuclei familiari del Sud che avrebbero diritto al reddito di cittadinanza (il75% dei beneficiari di tutta Italia) servirebbero infatti 10 miliardi di euro, stando almeno ai parametri finora conosciuti ovvero famiglie con un reddito Isee inferiore ai 9mila euro annui e dimezzamento dell’assegno per chi ha una casa di proprietà.

Secondo Svimez, il 30 per cento delle risorse stanziate dal governo servirebbero solo per coprire i poveri della Campania, pari a 3,1 miliardi di euro.

A seguire, 2,7 miliardi andrebbero in Sicilia, 1, 1 miliardi alla Calabria e poi ancora 832 milioni in Sardegna, 326 milioni in Abruzzo, 206 milioni in Basilicata e 87 milioni in Molise. L’associazione ha provato anche a rifare i calcoli abbassando a 6mila euro la componente Isee ma anche in questo caso i conti non tornerebbero. Per coprire gli assegni alle famiglie in difficoltà servirebbero almeno 17 miliardi (che poi è circa la cifra che il MoVimento 5 Stelle aveva indicato prima delle elezioni).

Con 9 miliardi di euro, come quelli stanziati nella manovra, l’assegno dovrebbe quindi essere ridotto a 178 euro se il nucleo familiare è composto da una persona, per arrivare ad un massimo di 490 euro per una famiglia con tre figli. Cifre ben lontane da quelle promesse dal M5S, e che di fatto non giustificherebbero nemmeno la disponibilità a lavorare 8 ore per il Comune di appartenenza.

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