Appetite For Disruption: Global Attitude, un driver per crescere | Notizie.it
Appetite For Disruption: la ristorazione italiana sbarca all’estero
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Appetite For Disruption: la ristorazione italiana sbarca all’estero

Appetite for Disruption, Global Attitude
Appetite for Disruption, Global Attitude

Appetite For Disruption, il primo think tank dedicato alle più innovative catene di ristorazione. Tra loro anche Riccardo Cortese, CEO di Foodation.

L’Italia di oggi è la terra dove tradizione e innovazione gastronomica si incontrano, dove società giovani si pongono l’obiettivo ambizioso di proporre un prodotto classico in una veste nuova e di farlo conoscere anche all’estero. A loro è dedicato Appetite For Disruption (A4D), il primo think tank pensato esclusivamente per i fondatori e i proprietari delle più innovative e promettenti catene nell’ambito della ristorazione commerciale. Con incontri periodici, questa community discute di temi di attualità e di come poter ampliare ulteriormente il proprio mercato, anche grazie all’aiuto di partnership finanziarie e strategiche. L’obiettivo è una crescita rapida della community del food retail, puntando alla costruzione di un solido know how su temi quali l’industria 4.0, l’innovazione e il digitale.

Giunto alla sua terza edizione, A4D si è concentrato sul tema del “Global Attitude”, ovvero su quali strategie le catene italiane possono utilizzare per sviluppare il proprio format anche sul mercato estero. Il prossimo incontro è previsto per aprile 2019.

A4D

Appetite for Disruption: Global Attitude

L’incontro è stato introdotto da un intervento di Lazard, prestigiosa banca d’affari statunitense e sponsor di A4D per tutto l’anno 2019.

Lazard può vantare un ruolo come advisor finanziario a diverse società del settore enogastronomico, nonché operazioni di M&A nell’ambito del food retail, come l’acquisizione di Sobeto/Rossopomodoro, la cessione di La Piadineria e la quotazione di Vapiano. “La maggior parte dei food retailer italiani hanno un forte brand, un chiaro posizionamento di mercato e solidi fondamentali finanziari”, ha spiegato Michele Marocchino, managing director e responsabile del settore. “Ogni società ha avviato un percorso di crescita, che potrebbe essere ulteriormente accelerato da un partner finanziario. Il forte interesse dei partner finanziari, attratti da solide equity story ed eccellenti fondamentali di mercato, possono far sorgere interessanti opportunità per gli imprenditori del settore”.

L’esportazione del made in Italy

Terminata la presentazione di Lazard, il think tank ha dato vita a una tavola rotonda, moderata da Monica Nastrucci, coordinatrice editoriale della rivista “Food Service”. Tra i partecipanti si ricorda Franco Manna, presidente del gruppo Sebeto. “Abbiamo aperto il nostro primo Rossopomodoro a Londra nel 2003 e oggi sono una ventina i locali esteri”, ha raccontato. Manna ha sottolineato l’importanza di “prestare molta attenzione verso le abitudini e la cultura dei Paesi in cui esportiamo i nostri format per evitare errori di approccio e di comunicazione”. Attenzione al franchising, che “può essere uno strumento iniziale per far decollare il progetto in espansione”, ma “la gestione diretta è una garanzia di mantenimento degli standard di qualità e tipicità del formato”.

Grande attenzione alle caratteristiche del Paese di destinazione anche da parte dei vertici di Temakinho, la catena di ristorazione nippo-brasiliana ideata da quattro giovani imprenditori milanesi. Nell’ambito di A4D, Francesco Marconi, CEO della società, ha ricordato la recente apertura dei capitali a Cigierre (controllata da Bc Partners). “L’operazione finanziaria con Cigierre va nella direzione di sviluppare il nostro format all’estero”, ha spiegato. Oggi Temakinho è presente nel Regno Unito (Londra) e in Spagna (Ibiza e Formentera). “In questo modo possiamo porre le basi per espanderci in Europa, proponendo un modello di locale originale e diversificato. Ogni Temakinho ha le sue caratteristiche e peculiarità, in base al contesto in cui si inserisce”.

I rappresentanti del food retail italiano

La ricerca di partner locali

Per un migliore inserimento nella realtà estera, può rivelarsi fondamentale una partnership con società locali. È la strategia seguita da Ciccolatitaliani, che oggi è presente in Medio Oriente e nella regione balcanica con 11 punti vendita. Il direttore generale Marco Valle ha spiegato: “Abbiamo colto le occasioni che ci ha fornito il mercato e, visto che le richieste per il nostro format sono arrivate dal Medio Oriente, abbiamo deciso di sviluppare la catena in quei Paesi. E oggi il nostro brand è già conosciuto come sinonimo di cioccolato”.

Ma prima di compiere un passo in avanti verso i mercati esteri, è necessario “un consolidamento della società, dal punto di vista strutturale e finanziario, per poter affrontare in modo adeguato mercati diversi da quello italiano”. È quanto affermato da Antonio Civita, CEO di Panino Giusto. “Sarebbe opportuno puntare all’apertura di un solo locale e seguirlo con grande attenzione, in modo da delineare quelli che sono i punti di forza, eliminando i punti critici. Solo in un secondo tempo, il format potrebbe essere sviluppato su più punti di somministrazione”.

La tavola rotonda ad A4D

L’esperienza di Riccardo Cortese

Tra i partecipanti agli incontri di A4D c’è anche Riccardo Cortese, CEO di Foodation, società proprietaria di Briscola Pizza Society, uno dei format di casual dining di maggiore successo nel panorama italiano (e presto, forse, anche internazionale). In esclusiva per Notizie.it, ha raccontato la sua esperienza.

Lei è tra i fondatori di Foodation. Di che cosa si tratta?

Foodation è una società nata nel 2013 con l’obiettivo di creare dei format di fast casual dining e casual dining. Recentemente abbiamo deciso di focalizzarci su un brand in particolare, che è Briscola Pizza Society. Nel 2015 ha vinto il premio Miglior Pizzeria in Italia e nel 2019 il premio di Miglior Catena di Pizzerie in Italia. Nel luglio 2017 abbiamo avuto l’ingresso nel capitale sociale di Francesco Trapani, ex proprietario nonché ad del gruppo Bulgari e attuale azionista di riferimento di Tiffany. Con il suo apporto abbiamo virato dal fast casual dining al casual dining e abbiamo cambiato il criterio con cui selezioniamo le location, che prima erano di quartiere e oggi sono premium.

Quali sono i punti di forza di Briscola?

La nostra caratteristica principale è il pizza sharing, ovvero l’opportunità di optare, in alternativa alla classica pizza, per una coppia di pizze di dimensione ridotta. Questo dà la possibilità di scegliere due gusti – uno classico e uno più “sperimentale”. C’è poi il concetto dello sharing, ovvero della condivisione. Due persone, per esempio, possono ordinare due pizze diverse ciascuno e assaggiare più gusti.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Al momento abbiamo l’obiettivo, entro un anno, di diventare leader nel mercato milanese nel settore pizza. Il progetto è molto ambizioso e prevede uno sviluppo internazionale già entro la fine di quest’anno. Stiamo valutando una serie di città specifiche, sia in Europa che in altri continenti.

Riccardo Cortese, CEO di Foodation

Ristorazione e food marketing

Esportare i prodotti della tradizione gastronomica italiana all’estero significa inserirli in un contesto con abitudini culinarie anche molto diverse da quelle nostrane. Quali sono le strategie per farlo con successo?

Noi siamo culturalmente avvantaggiati rispetto agli altri competitors perché tutto il mondo conosce la cucina italiana. Negli ultimi anni la cultura della pizza napoletana è cresciuta e sta attualmente crescendo tantissimo. La pizza è sempre stata considerata un prodotto povero, oggi invece c’è un’attenzione enorme alla lievitazione, al tipo di farine, alla selezione degli ingredienti. Bisogna poi ricordare che l’Italia è sempre stata caratterizzata da ristoranti a gestione familiare. Noi, con il concetto di catena, stiamo cercando di sviluppare quell’organizzazione maniacale dei processi, che solitamente è di stampo anglosassone, affiancandola alla cultura della selezione del prodotto che è invece tipicamente italiana. Ci sono tantissime catene molto note, per esempio inglesi, estremamente attente all’organizzazione dei processi e alla replicabilità dell’attività ristorativa, ma non si focalizzano altrettanto sulla qualità del prodotto.

Quanto è importante sfruttare anche i social network nel food marketing e nella promozione di un format di ristorazione?

Il valore del brand è fondamentale, soprattutto ora che esiste un’enorme offerta nel campo della ristorazione. Quello che porta il consumatore a scegliere tra i competitors è sicuramente la notorietà del format. Nel 2019 tale notorietà non si raggiunge più con iniziative offline. Oggi i social permettono di comunicare direttamente con il cliente e di fare iniziative geolocalizzate, per massimizzare gli investimenti in una determinata area. Sono fondamentali.

Foodation ad A4D

Cosa è emerso dagli incontri di Appetite for Disruption?

Ciò che è emerso è una conversione in corso delle realtà ristorative, dalla classica gestione familiare al format della catena. A4D è riuscito a incanalare l’interesse di proprietari di gruppi come il nostro, che si incontrano per scambiarsi idee, ascoltare le esperienze reciproche, confrontarsi sugli ipotetici scenari di sviluppo estero. Si scopre così che in alcuni Paesi è meglio optare per una gestione diretta, mentre altri luoghi sono più adatti allo sviluppo con un partner locale perché sono, anche culturalmente, difficili da gestire. Sono informazioni che solo chi ha fatto un tentativo prima di te è in grado di darti.

Quindi tra i ristoratori c’è più sostegno che competizione?

Assolutamente sì. C’è confronto, scambio di esperienze e di informazioni.


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Lisa Pendezza, nata nel 1994 a Milano. Laureata in Lettere con la passione per i viaggi, il benessere e la lettura, spera di riuscire a girare il mondo con una macchina fotografica in una mano e un romanzo nell'altra. Amante dei libri, si limita per ora a leggerne molti, con il sogno nel cassetto di scriverne uno.