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Istat scettico sulla crescita: “Rischio calo del Pil”
Economia

Istat scettico sulla crescita: “Rischio calo del Pil”

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L'istituto di statistica prevede una flessione del Pil nel secondo trimestre dell'anno. Diffuso anche il dato sul lavoro dipendente.

Nel secondo trimestre del 2019 il Pil potrebbe tornare a calare. Il dato viene evidenziato dall’Istat in occasione del Rapporto annuale. L’istituto di statistica ha infatti illustrato una nuova stima, secondo la quale “la probabilità di contrazione del Pil nel secondo trimestre è relativamente elevata”. I numeri, dunque, non sono confortanti, se si pensa che i primi tre mesi dell’anno si erano chiusi con un +0,1% e che lo stesso Istat aveva previsto, non molto tempo fa, una crescita dello 0,3% nel 2019. Secondo l’istituto, i progressi fatti “non sono stati sufficienti ad arrestare la dinamica del debito“. Il rapporto si occupa di raccogliere e organizzare i dati che mensilmente l’Istat diffonde, tracciando un quadro riferito all’anno passato.

Il commento di Blangiardo

Secondo il presidente, “questa è una valutazione fatta alla luce della informazioni più recenti disponibili”. “C’è un panorama internazionale in continuo movimento e nei nostri modelli teniamo conto anche di questo.

Questo non vuol dire necessariamente che sia in discussione la stima fatta su base annua che riteniamo possa continuare a reggere perché riteniamo che nella seconda parte dell’anno ci possa essere una discreta tenuta“.

Il dato sul lavoro

A colpire all’interno del rapporto è anche il dato relativo al lavoro dipendente che ha subito una crescita importante nel corso del decennio. Rispetto al 2008, si contano inoltre 876 mila occupati a tempo pieno in meno e quasi un milione e mezzo di part time involontario in più. Per quanto riguarda la presenza di giovani nel mondo del lavoro, i numeri dicono che la fascia tra i 15 e i 34 anni è sempre meno presente tra gli occupati, ma risulta essere la fascia d’età più istruita: i laureati tra i 20 e i 34 anni passano infatti dal 16,3% del 2008 al 22% del 2018. La quota dei contratti a tempo indeterminato tra i giovani è invece scesa al 52,7%, mentre quella degli over 65 è aumentata di 1,1 punti.

Infine, tra i giovani sono maggiormente rappresentate le professioni addette al commercio e ai servizi, e meno quelle qualificate.


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