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Decreto liquidità, Ir Top: “Sarà utile anche per le PMI di AIM”

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La frenata iniziale causa Coronavirus ha visto delle 130 imprese AIM solo 19 scegliere di distribuire dividendi. Le prospettive a lungo termine sembrano però migliorare grazie al Decreto Liquidità.

Anna Lambiase: "Decreto liquidità avvantaggerà le PMI di AIM"
Delle 130 realtà quotate sono 19 quelle che hanno scelto di distribuire dividendi, una quota pari al 16% del mercato. “Si registra una lieve flessione rispetto a quanto accaduto lo scorso anno, – spiega Anna Lambiase, fondatore e CEO di IR Top Consulting - proprio a causa dell’incertezza del contesto internazionale

L’emergenza Coronavirus si riflette anche sulla distribuzione dei dividendi a Piazza Affari. Una situazione che interessa anche le piccole e medie imprese dell’AIM Italia, il listino dedicato alle aziende ad alto potenziale.

AIM e dividendi: i numeri

Quali sono i numeri? Con l’approvazione dei Bilanci 2019, delle 130 realtà quotate sono 19 quelle che hanno scelto di distribuire dividendi, una quota pari al 16% del mercato.

“Si registra una lieve flessione rispetto a quanto accaduto lo scorso anno, – spiega Anna Lambiase, fondatore e CEO di IR Top Consulting – proprio a causa dell’incertezza del contesto internazionale. Alcune aziende, infatti, in seguito alla diffusione della pandemia, hanno optato per un approccio prudenziale legato ai timori dei futuri impatti economico-finanziari. Altre, invece, si sono riservate di deliberare una eventuale distribuzione di dividendi quando gli effetti del Covid-19 saranno superati”.

In totale, secondo quanto emerge dalle analisi dell’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, sono 8 le società che hanno sospeso la distribuzione di dividendi: 6 quelle che hanno espresso motivazioni legate al Covid-19, 2 invece hanno dichiarato esclusivamente di preferire reinvestire gli utili per la patrimonializzazione della società.

“La distribuzione di dividendi – continua Lambiase – persegue l’obiettivo di creare valore a lungo termine per i propri azionisti, premiando gli investitori strategici e rendendoli partecipi nel processo di sviluppo aziendale.

AIM Italia è un mercato azionario caratterizzato da PMI con equity story più giovani e minore track record dei titoli rispetto al mercato principale”.

Nello scenario complesso che si va delineando, con gli effetti inevitabili sull’economia, una boccata d’aria e segnali di schiarita possono arrivare dal Decreto Liquidità, che vede le imprese AIM in prima linea. “Con il decreto appena approvato – aggiunge Lambiase – viene data liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle imprese italiane, per rispondere alla crisi causata dal Coronavirus.

Sicuramente anche le PMI di AIM saranno avvantaggiate dal Decreto. Questa manovra può permettere alle società di fare ricorso ai capitali necessari per la prosecuzione dei propri piani di sviluppo e investimento superando questa fase di mercato. La manovra pone le PMI al centro dei piani del Governo, dando sostegno alla rinascita della nostra economia reale che si potrà riflettere direttamente sulla capacità delle società AIM di distribuire maggiori dividendi nei prossimi anni”.

Dividendi: uno sguardo alle aziende

Venti, dunque, le aziende quotate su AIM che hanno scelto di distribuire dividendi in seguito all’approvazione del Bilancio 2019. Una scelta finalizzata a creare valore per gli azionisti. Ma quali sono i settori produttivi a cui fanno riferimento? A distribuire dividendi, secondo l’Osservatorio AIM Italia, sono soprattutto le imprese dell’Industria. Rappresentano il 30% del campione, per un totale di sei società. Seguono, ciascuna con due società a testa (il 10% del campione): Food, Healthcare, Moda e Lusso e Tecnologia. In media, per le società AIM con dividendo deliberato dal CDA e in attesa di approvazione da parte dell’Assemblea, il payout ratio, cioè la percentuale di utili distribuita agli azionisti sotto forma di dividendi, è pari al 49 per cento. La maggior parte delle imprese che hanno scelto di procedere con la distribuzione del dividendo rientrano nelle categorie produttive considerate necessarie e a oggi operative nonostante i restringimenti imposti dal Governo per contenere il rischio contagio. Sono solo tre, infatti, quelle che hanno deliberato la chiusura delle strutture produttive.

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