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Coronavirus, consumi in picchiata: -31,7% a marzo

Coronavirus, consumi in picchiata a marzo 2020. L'allarme di Confcommercio: "Oltre -31%, bisogna intervenire".

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Coronavirus, consumi in crollo: la denuncia di Confcommercio

Consumi in picchiata in Italia: sotto la pressione dell’emergenza dettata dal nuovo coronavirus, il Paese registra dati fortemente negativi. Secondo il primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi martedì 14 aprile da Confcommercio, per il primo trimestre dell’anno in corso, l’Ufficio studi dell’associazione stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il mese di marzo, evidenzia Confcommercio, è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%). Questo crollo non è altro che la sintesi di un rallentamento nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.

Coronavirus, consumi in picchiata

L’emergenza coronavirus che ha colpito l’Italia, inoltre, ha fatto registrare un vero crollo delle vendite pari fino al 100% in alcuni settori del commercio.

Stando al primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi da Confcommercio, si evidenzia come: “Sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati ‘veri’ sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali) danno uno spaccato della realtà italiana”.

Lo afferma in una nota Confcommercio.

Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, evidenzia le criticità per bar e ristoranti: “Per loro il dato è pari a -68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori”. Nei primi 4 mesi del 2020 il Pil è andato giù del 3,5%, stima Confcommercio, e ad aprile 2020 il Pil italiano precipita del 13%. “I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto. Possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano” spiega ancora Sangalli.

Inflazione in Italia

E per quanto riguarda l’inflazione, Confcommercio lancia l’allarme: “Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di aprile 2020 si stima una riduzione dello 0,6% in termini congiunturali e dello 0,7% nel confronto con lo stesso mese del 2019”. “La caduta dei prezzi – commentano gli analisti di Confcommercio – riflette la riduzione registrata dagli energetici regolamentati e non, che cominciano a risentire della caduta del prezzo del petrolio, le cui quotazioni nominali in dollari sono tornate ai valori dei primi mesi del 2004”.

La paura più grande degli analisti dell’associazione è: “La marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e, in definitiva, della crescita di lungo termine” e che “a pagarne il prezzo più alto sarebbero le generazioni più giovani”.

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