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L’opinione di Roberto Spampinato

Decreto Aprile 2020, spiccioli per far ripartire l’ottava economia del pianeta

Le misure del Decreto Aprile 2020 per sostenere l'economia di fronte all'emergenza Coronavirus appaiono come spiccioli a fronte delle necessità di liberi professionisti e aziende.

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I 600 euro sul conto sono come le mascherine: tutti le aspettano, in pochi le hanno viste, qualcuno farà carte false per averle, in molti non le avranno. Non è facile commentare quello che ci sta accadendo, ma lo è molto meno come ci stanno trattando.

È imbarazzante vedere come lo Stato pensi di aiutare un lavoratore autonomo a cui gli studi di settore gli imputano un reddito presunto di 3000 euro – guai a dichiarare meno – con un quinto del (presunto) reddito: 600 euro. Sembra piuttosto un piccolo aiuto per potersi sfamare, per non andare a ingrossare le file alla Caritas o i servizi sociali dei Comuni.

Chissà poi perché 600 euro. Quali voci del paniere Istat avranno compreso? È vero che, in tempi di forzata sedentarietà, molte spese sono saltate dal bilancio mensile: niente palestra, ristorante, mezzi di trasporto, cinema.

Ma 600 euro sono ancora un enigma.

Certo, c’è di buono che il Presidente Conte si è affrettato a dichiarare che tutte le tasse sono momentaneamente sospese, anche bollette e tributi sono stati congelati. Ci penseremo a maggio.

Risulta un po’ difficile immaginare come cambieranno a maggio le finanze di milioni di lavoratori autonomi, di freelance, di liberi professionisti a cui lo Stato si è sempre rivolto in maniera perentoria, assertiva: il vostro reddito lo decido io.

Tra l’altro sono le stesse categorie che non hanno mai goduto di ammortizzatori sociali, di disoccupazione, di altre forme di assistenza. Guai poi ammalarsi. Un freelance che sta a casa in malattia è solo affar suo e del direttore di banca, che chiama non appena il conto rimane in rosso per più di due giorni di fila. Inimmaginabile chiedere allo stesso direttore un prestito o un mutuo. Figli di un Dio minore.

In queste ore si parla di “decreto di aprile” pensato proprio per le Partite Iva e la miriade di piccole e piccolissime aziende. Dalle indiscrezioni che circolano si capisce che le intenzioni sono buone, si parla di “iniezioni di liquidità” anche di aiuti a fondo perduto. Quando, invece, si parla di credito di imposta, c’è già di che preoccuparsi.

È come rimanere senza benzina in autostrada, e il soccorso stradale vi risponde che godrete in un bonus di 5 litri di benzina gratis al prossimo rifornimento, quindi, godetevi il bonus e arrangiatevi. Come arrivare al prossimo rifornimento nessuno lo dice ma tanto il popolo delle Partite Iva e dei freelance sono abituati, sono gente a cui non manca fantasia e spirito di adattamento.

Il click day non è partito nel migliore dei modi, i server Inps sono andati subito in tilt, le quantità di richieste e i cattivi hackers hanno fatto il loro sporco lavoro. Non senza imbarazzo qualcuno ha offerto di far convogliare il traffico sui server di un sito porno che sta reggendo benissimo l’aumento di traffico in tempi di segregazione e di forzata coabitazione. In fondo è stata una proposta meno indecente di come sono andate poi le cose. Confusione su chi poteva fare domanda, molti hanno dovuto ripresentarla una seconda volta, la prima aveva un errore formale.

Ma il popolo delle Partite Iva è gente tosta, gente che riesce a far quadrare sempre i conti anche quando il fisco cambia le regole in corso. I crediti d’imposta hanno avuto vita travagliata nel nostro Paese. Qualche anno fa, ricordo per esperienza personale, il ministro delle finanze del governo Berlusconi Tremonti decise di cambiare le regole di utilizzo dei crediti d’imposta: non si potevano più utilizzare per compensare oneri e tasse diversi. Furono decine le aziende che si trovarono in gravi difficolta, pur vantando migliaia di euro di crediti dovettero indebitarsi per pagare altre imposte.

Intanto, il decretone di aprile è slittato a fine mese, quindi forse non dovremmo più chiamarlo così ma pare che conterrà anche gli interventi sul Reddito di Emergenza e per il settore turistico. Senza essere un esperto di economia ma un semplice contribuente e un libero professionista, i dati diffusi in queste ore sui miliardi di euro pronti per essere distribuiti in aiuto alle aziende e ai piccoli professionisti, a occhio sembra un ottimo viatico. Ma lo è davvero?

Un strumento che potrebbe essere di grande aiuto è il prestito fino a 25 mila euro che in maniera semplificata le medie e piccole imprese possono richiedere. Poche formalità e ancor meno carte. Ma leggendo meglio si comprendono alcuni importanti dettagli. La garanzia dello Stato dura massimo fino a 6 anni, dopo, probabilmente bisognerà provvedere con mezzi propri. Quindi o si rientra prima dal debito o non si capisce cosa potrebbe accadere. L’importo massimo erogabile è di 25 mila euro e, comunque, non potrà essere superiore al 25% dei ricavi del beneficiario.

Sottraendo il 65% di imposte e tasse all’imprenditore rimane, nei casi fortunati, circa il 35/40%. Lo Stato vi aiuta offrendovi un quarto di quanto ci rimane in tasca. È tanto, è poco? A spanne sembrano spiccioli, nell’ordine di qualche migliaio di euro per un professionista il cui fatturato sia intorno ai 100/120 mila euro.

Insomma l’ottava economia tenta di ripartire con gli spiccioli. Qualcuno aggrotterrà la fronte leggendo queste righe, forse molto approssimative sui conti e sulle percentuali ma molto vicine alle considerazioni che tanti professionisti e piccoli imprenditori in queste ore stanno facendo.

Ma a Milano vige il detto che “piuttosto che niente è meglio piuttosto“.

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