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Smart Working: cosa cambia se finisce lo stato di emergenza

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Come cambierà lo smart working dopo il 15 ottobre?

Smart working
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Negli ultimi mesi lo smart working è diventato parte della vita di moltissimi lavoratori. Tante persone hanno dovuto imparare a lavorare da remoto, fare riunioni online, unire le abitudini domestiche a quelle lavorative. Il 15 ottobre, però, terminerà lo stato di emergenza per il Coronavirus e di conseguenza cambieranno anche le regole per lo smart working.

Quali saranno le modifiche? Le regole che ci sono oggi potrebbero essere confermate oppure cambiare drasticamente.

Smart Working: cosa cambierà?

La pandemia ha spinto molte aziende a sperimentare queste nuove modalità di organizzazione del lavoro, assecondando la necessità di lavorare da remoto per evitare gli spostamenti. Un passo molto importante, sia per la gestione del lavoro, sia per preservare la salute delle persone e garantire una continuità.

Se lo stato di emergenza dovesse realmente finire, potrebbero cambiare. Fino al 15 ottobre è stata concessa la possibilità di usare lo smart working nei rapporti di lavoro in modalità semplificata e in assenza di accordo individuale. Da metà ottobre le nuove attivazioni dello smart working nel settore privato dovranno seguire altre regole, con un accordo firmato dai lavoratori per fissare le modalità di esecuzione della prestazione fuori dai locali aziendali.

Confindustria e associazioni industriali stanno iniziando ad incontrare i sindacati per valutare le nuove linee guida per gli accordi contrattuali.

Il diritto allo smart working integrale sarà ancora valido per i lavoratori genitori con almeno un figlio minore di 14 anni, fino alla riapertura delle scuole il 14 Settembre. A condizione che in famiglia non ci sia un altro genitore non lavoratore o beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa.

Durante l’inverno non si può immaginare uno smart working senza regole. “È necessario meglio strutturare e regolamentare lo smart working che non può essere comunque l’unica modalità di svolgimento dell’attività lavorativa” ha spiegato Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi. Il lavoro agile ha molti aspetti positivi, ma bisogna individuare un regolazione, soprattutto in questa fase di cambiamento, con misure che possano aiutare e rispondere a nuovi modelli organizzativi del lavoro subordinato, come ha spiegato il presidente.

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it


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Chiara Nava

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it

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