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Quanto costa essere felici? Al via il progetto “Il Senso della felicità”

Esiste un modo per massimizzare la propria felicità? O c’è un limite oltre cui all’aumentare della ricchezza non cresce proporzionalmente il benessere?

Senso-della-felicità

La felicità (o l’infelicità) è una tematica che acquisisce un certo rilievo oggi 18 gennaio, noto per essere “il giorno più triste dell’anno”, il Blue Monday. E in un momento di instabilità come quello che stiamo vivendo da ormai molti mesi, occorre rifletterci oltre che come notizia di costume, con una prospettiva economica.

Gli studi dimostrano che sia la felicità sia l’infelicità hanno un costo. A questo punto si aprono molteplici interrogativi: costa di più essere felici o infelici? Esiste una correlazione tra il benessere economico di un Paese e il benessere di un individuo? Siamo ancora sicuri che i Paesi più ricchi sono quelli in cui la popolazione è più felice? Oppure c’è un limite oltre cui all’aumentare della ricchezza non cresce proporzionalmente il benessere?

E, trovata la risposta a questi interrogativi generali, esiste un modo per massimizzare la propria individuale felicità?

L’economia della felicità

Si può quantificare economicamente la felicità? Molti gli studi effettuati nell’ultimo ventennio da parte di eminenti istituzioni americane come il Marist Istitut for Pubblic Opinion, l’Università di Princeton e quella di Berkeley, cercando di rispondere alla domanda sul reale costo della felicità. Infatti, se da un lato nei Paesi che hanno un PIL più elevato, si nota una percentuale maggiore di soggetti felici, dall’altro si è rilevato che l’acquisizione di una maggiore soddisfazione economica non sempre permette di raggiungere la felicità. Quando i guadagni superano un determinato valore, l’incremento del benessere individuale non continua a crescere, ma il suo andamento si inverte, con un effetto negativo: dalla felicità si passa quindi a un sentimento di insoddisfazione e di infelicità.

In questa prospettiva, i vari team di scienziati hanno identificato una possibile soglia economica della felicità che si aggira tra i 18 mila dollari e i 36 mila dollari annuali, con un reddito mensile dai 1.500$ ai 3.000$. Superati questi numeri, il fattore di crescita della felicità si riduce drasticamente.

Una statistica molto interessante, che viene rafforzata in Italia dai dati del Censis. Nel nostro Paese il costo della felicità si aggira intorno ai 1200€ per un single, 2000€ per una coppia e circa 2.500€ per una famiglia con un figlio. Valori che valgono per l’80% delle famiglie italiane che posseggono una casa di proprietà. Soglie che devono necessariamente essere corrette e alzate nel caso in cui vi siano dei fattori aggiuntivi, per esempio il costo dell’affitto della casa.

In base alle statistiche rilevate dall’Università di Princeton, solo il 10% di coloro che hanno un reddito già alto, con un aumento esponenziale dei loro guadagni, si definiscono più felici, mentre la correlazione tra aumento dei guadagni e maggiore felicità rimane altissima per i redditi medio-bassi.

Risultati in linea con il paradosso di Easterlin e dai vari studi successivi, che sostengono che per essere felici si dovrà trovare un equilibrio tra le variabili materiali e quelle collegate a valori reali come amicizia, affetti e amore. Basta considerare che se si valuta il rapporto soddisfazione e aspettative, il denaro è una di quelle realtà che non porta mai al raggiungimento di un livello di accettazione personale, che invece si ottiene con le realtà collegate ai rapporti personali.

Dal Prodotto Interno Lordo alla Felicità Interna Lorda

In questa prospettiva sono sempre di più i Paesi che oggi pongono attenzione al cosiddetto BES, ovvero il Benessere Equo e Sostenibile, definito anche Felicità Interna Lorda, attuando politiche sociali e ambientali talvolta a discapito di uno sviluppo meramente economico. In questi casi, più che all’aumento del PIL si punta a una sua più equa distribuzione. Le ricerche hanno dimostrato che negli stati in cui si è posta attenzione alle fasce più deboli, per esempio contrastando la disoccupazione, l’indice di felicità generale è aumentato.

Come essere felici: il progetto Il Senso della felicità

Se quanto abbiamo visto vale a livello di popolazione, a offrirci una prospettiva individuale è il Senso della felicità, un progetto che vede il suo lancio simbolico proprio oggi, in contrasto al Blue Monday, proprio in Italia. Una metodologia che si sviluppa sulla base di una nuova visione che vede nell’aspetto economico solo una delle fonti del benessere dell’individuo necessario per vivere al meglio la sua esistenza. Un sistema innovativo che, per prima cosa, fa tabula rasa di ciò che si racconta e si tramanda sul tema, da molti decenni.

Alla base di questo sistema vi è la consapevolezza che è necessario sviluppare in modo armonico tutte e sei le fonti della felicità, e questo deve essere fatto attivamente nella vita di tutti i giorni. Quindi, se vuole raggiungere la felicità, l’individuo è l’unico responsabile e non può aspettarsi che siano realtà esterne – per esempio, l’intervento dello Stato – ad aiutarlo. La felicità ha, quindi, un costo in termini di energie da impiegare nella conquista quotidiana del proprio benessere a 360 gradi.

I sei passi per essere felici

Si potrebbe ipotizzare che la formula per la felicità assomigli a una complicata equazione o a un percorso a ostacoli, invece, il programma divulgato da Il senso della felicità racchiude la conquista del benessere in soli sei passi. Un numero limitato, che comprende le principali fonti psicofisiche e sociali dello stato di benessere a cui tutti aspirano.

Non basta acquisire solo alcuni degli step indicati, è indispensabile raggiungerli tutti. La mancanza di uno o più degli elementi previsti dal metodo, determina stati di non piena felicità o di malessere, dalla percezione di sentirsi incompleti all’incapacità di godersi le situazioni anche teoricamente più piacevoli. Stati d’animo che portano, spesso, a isolarsi e a guardare le altre persone con invidia.

Quali sono i sei passi? Data la necessità di acquisirli tutti, non vi è un ordine in base al quale compierli. Naturalmente tra i fattori, come abbiamo visto, c’è l’aspetto economico. Al contrario degli studi fin qui citati, questo non è visto nell’ottica della soddisfazione remunerativa per una professione prestigiosa o per affari particolarmente propizi. Il Senso della felicità punta direttamente alla ricchezza, intesa come libertà finanziaria, edonistica possibilità di fare scelte in cui lavorare è solo una delle opzioni. Una ricchezza che può essere misurata quindi, non in dollari o in euro, ma in tempo: ore al giorno, giorni alla settimana, settimane o mesi all’anno da dedicare a ciò che più ci rende felici.

Altro fattore a cui fare attenzione è il proprio benessere estetico, la cui importanza è paragonata alla salute stessa. La metodologia suggerisce di curare il proprio aspetto fisico quotidianamente attraverso uno stile di vita incentrato sullo sport, sulla corretta alimentazione, su trattamenti e cure, oltre che sull’assenza di cattive abitudini.

Anche la possibilità di muoversi e viaggiare, mai così limitata come in quest’ultimo anno, risulta fondamentale. Visitare luoghi lontani, Paesi e città straniere e farlo quanto più spesso possibile, oltre ad arricchire d’esperienze, è uno dei migliori investimenti in felicità. Nel menu non manca la sessualità, intesa come libertà più fluida delle istituzioni, della morale, degli orientamenti predeterminati che tendono a limitarla, quindi a ridurre la nostra felicità.

Ultimi, ma non meno importanti aspetti, ci sono la notorietà, la capacità di influenzare gli altri ed essere seguiti, e la spettacolarità, ovvero esprimere la propria individualità creando uno stile unico di pensare, di esprimersi e di agire in ogni situazione, realizzando con queste “opere” il proprio scopo nella vita.

È, a questo punto, evidente come un aspetto non possa escludere l’altro ma ognuno tenda a influenzare positivamente uno o più degli altri fattori.

La redazione è composta da giornalisti di strada, fotografi, videomaker, persone che vivono le proprie città e che credono nella forza dell'informazione dal basso, libera e indipendente. Fare informazione, per noi, non è solo un lavoro ma è amore per la verità.


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