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Il rating bancario: questo sconosciuto che può cambiarti la vita

Non basta un buon business plan per ottenere credito dalle banche, gli imprenditori hanno bisogno di un buon rating. Di cosa si tratta e come influenzarlo.

rating bancario

Tanti imprenditori, quelli più attempati soprattutto, rimpiangono i tempi in cui i fidi venivano dati “al bar”, un modo per dire che l’iter era estremamente informale. Il direttore di filiale si fidava dell’imprenditore, magari prendeva qualche informazione “sulla piazza” e poi, grazie ad una grande autonomia deliberativa, concedeva o negava il credito.

Fido” deriva chiaramente da “fiducia” e, infatti, il sistema si basava proprio su questa. Il direttore si fidava del cliente, e a sua volta la direzione della banca aveva stima dei suoi dipendenti.

Purtroppo, questo sistema, oltre ad aver prodotto talvolta bellissimi risultati positivi, ha generato anche numerosi problemi, visto che tanti fidi sono stati dati all’“amico dell’amico” che, proprio tanto meritevole, non lo era.

Eccoci dunque arrivati all’estremo opposto, in cui il merito di credito è, di fatto, tolto alla valutazione umana e affidato ad algoritmi e intelligenze artificiali.

Vediamo di capire qualcosa di più su questo complicato mondo.

Cos’è il rating?

È, detto in parole molto semplici, il “voto” che ci dà la banca. “To rate”, in inglese, significa proprio dare un voto. Può essere espresso in cifre o in lettere, e indica come la banca ci considera. Se abbiamo un voto “ottimo”, quasi certamente avremo anche i fidi che chiediamo ad ottime condizioni. Con un “sufficiente” dovremo tribolare molto e, in caso di concessione, i tassi non saranno fra i più convenienti.

Gli “insufficienti” è molto probabile che rimangano a bocca asciutta.

Cosa esprime?

Dal punto di vista della banca rappresenta, in estrema sintesi, un giudizio sulla probabilità che la nostra azienda vada in “default”, ovvero che non riesca più ad onorare con regolarità le proprie scadenze. Nelle richieste di fido, valutando anche eventuali garanzie collaterali che vengono offerte, dal rating discende anche la “LGD” (Loss given default) che sarebbe la stima dell’effettiva perdita che la banca dovrebbe sopportare in caso di nostra inadempienza.

Da cosa dipende il rating?

Gli “ingredienti” che vengono miscelati per ricavare il rating sono molteplici e in continua fase di aggiornamento da parte di ogni banca. Ad esempio, il vostro settore di appartenenza può essere più o meno penalizzante, a seconda del particolare momento storico. I principali elementi da considerare sono, però, tre: i dati di BILANCIO, le risultanze delle “BANCHE DATI” (Centrale Rischi, CRIF, pregiudizievoli di conservatoria, ecc.) e l’effettiva MOVIMENTAZIONE che l’impresa attua presso la banca in cui sta chiedendo i fidi. Quest’ultimo elemento, ovviamente, è a disposizione solo delle banche “storiche”: se ci proponiamo ad una nuova banca, non è un fattore che sarà possibile valutare.

Possiamo influenzarlo?

L’unico modo di influenzare il rating è quello di agire sui dati che lo compongono. L’azienda può, ad esempio, intraprendere un percorso di autoconsapevolezza che la porti, in prospettiva, ad avere bilanci migliori. Nella mia vita ho visto anche bilanci depositati con veri e propri errori, oppure senza essere stati adeguatamente curati: la banca prende per buoni i dati che le forniamo, ma se il bilancio lo fa il commercialista, magari con l’unico “ordine” di far pagare meno tasse possibili, e l’imprenditore che l’approva non capisce molto di contabilità, che risultato pensiamo di ottenere?

Anche le “banche dati” possono essere influenzate: spessissimo mi capita, ad esempio, di analizzare Centrali Rischi o CRIF con anomalie o sconfini che avrebbero potuto essere tranquillamente evitati, con una migliore programmazione dei flussi finanziari. Anche la movimentazione dei conti correnti va programmata, in modo che tutte le banche con cui l’azienda opera, si vedano appoggiare una quantità soddisfacente di lavoro.

Possiamo aspirare a miglioramenti rapidi del rating?

No, non particolarmente. Gli algoritmi hanno bisogno di tempo per aggiornarsi, le evoluzioni sono, solitamente, progressive, e i miracoli non li fa nessuno. Personalmente, ho seguito diverse imprese in percorsi di miglioramento del rating e di accesso al credito, e i risultati sono stati ottimi, ma ci vogliono tempo, pazienza e dedizione. Se l’imprenditore ha voglia di mettersi in discussione e di impegnarsi davvero, però, un percorso del genere non può che sfociare in un effettivo salto di qualità dell’azienda stessa.

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