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L’opinione di Giuseppe Gaetano

Eitan, l’ultima foto nella funivia è la morte del giornalismo

Da parte nostra l’augurio di scattarne di belle, di fotografie, negli anni che verranno. Da incorniciare e conservare nella memoria.

Piemonte, incidente funivia Stresa-Mottarone: cade cabina, bimbo si salva per miracolo

Il bimbo in mare preso in braccio dal soccorritore a Ceuta, quello morto sulla spiaggia libica, quello che guarda la finestra della cabina di una funivia. Che forse sta per morire. Oggi il peggio per Eitan sembra passato. O forse deve ancora venire.

Risvegliarsi a 5 anni senza genitori e fratelli è uno choc che lo segnerà per tutta la vita. Ma quando martedì il Corriere della Sera ha dato via allo spam della sua “ultima immagine” prima della strage – com’è stata presentata a ruota da ogni media – non si sapeva ancora bene se Eitan ce l’avrebbe fatta, e come ne sarebbe uscito.

Tra le tante foto di bambini diffuse online ogni giorno, quella nella cabina, dove altre 14 persone hanno trovato la fine, non aggiunge nulla all’informazione: non ha valore documentale, né umano né investigativo.

Non è una notizia. In quello scatto, seguito da quel titolo, non c’è rispetto che per il clic. E non è una questione di deontologia, giacché tecnicamente il sopravissuto minore è girato di spalle e irriconoscibile. Sarà pruriginosa, ma è anche una questione di discrezione, tatto, pudore, buon gusto. Se ancora contano qualcosa. Possiamo dire di non esserci accodati, per quel che vale.

Forse qualcuno aveva già pronto l’album di famiglia da pubblicare. Invece è andata bene: Eitan è vivo e la sua privacy salva.

Certo quell’istantanea spalmata ovunque resterà impressa in Rete e lo rincorrerà, rispuntando continuamente fuori, come il dramma che ha vissuto e vivrà. Potevamo evitargli la “delicatezza” di consegnarla al web. Da parte nostra l’augurio di scattarne di belle, di fotografie, negli anni che verranno. Da incorniciare e conservare nella memoria. E di provare, un giorno, a risalire senza paure su una funivia. Per i giornali, invece, quella della cabina della morte resterà davvero l’ultima, e unica, foto che potranno più pubblicare.

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